, un rasoio dal costo di pochi euro e che si riesce a reperire nei supermercati. Rivolgendosi alla rete si riescono a trovare delle alternative paragonabili, sempre a prezzi ridotti (mi viene in mente il Gillette Rubie). Se poi si decide di fare un investimento più sostanzioso, con circa 30€ si può prendere un rasoio che andrà bene non solo per fare pratica, ma che vi durerà tutta la vita: Muhle R89, Merkur 34C o Edwin Jagger DE89L sono alcuni dei rasoi che spesso si consigliano sia ai neofiti che agli esperti in cerca di un rasoio robusto e performante.
Lamette: qualsiasi rasoio compriate, ci saranno una o più lamette incluse nella confezione. Il Wilkinson Classic viene accompagnato da 5 lamette Wilkinson Sword, buone per un novizio. Per altre lamette il suggerimento è guardare online. Nei negozi tradizionali non è facile trovare un buon assortimento, ma la rete ha offerte per tutti. Nei siti linkati sopra ci sono molti suggerimenti, tra cui ebay e amazon (soprattutto uk, non quello italiano), su dove trovare vasto assortimento e buoni prezzi. Un suggerimento che mi sento di dare è quello di comprare un sample pack, come questo: il costo è superiore a comprare un grosso pacco di lamette, ma vi permette di provarne di diversi tipi e di capire quale è più adatta a voi.
Pennello: i pennelli da barba sono principalmente con setole di origine animale. I più economici e diffusi sono quelli in setole di maiale (o cinghiale), mentre i più pregiati sono in setole di tasso. Ne esistono anche in setole di cavallo (che vengono prelevate tosando periodicamente gli animali sulla coda o sulla criniera. Esistono poi anche pennelli con setole sintetiche, che oggi cominciano a raggiungere standard qualitativi paragonabili a quelli tradizionali.
Per un principiante il mio consiglio è un pennello di maiale, che svolge egregiamente il proprio lavoro e ha un costo inferiore ai 10 euro, e si adatta a tutte le situazioni. Come già detto il mio primo pennello, venduto a marchio Proraso, è prodotto dalla Omega, azienda italiana produttrice del pennello da barbieri per eccellenza, l'Omega 48.
Sapone da barba: ce ne sono di moltissimi tipi, anche se anche per questi alcuni di trovano solo online. In quasi tutti i supermercati si trovano comunque la ciotola e il sapone in tubo della Proraso, almeno la versione verde. E quasi tutti iniziano con questa :)
Se non disturba il mentolo è sicuramente un'ottima scelta. Come già detto Proraso abbina un prezzo molto basso a una buona qualità. Altri saponi che si possono trovare nei supermercati sono il Palmolive in tubo, la ciotola Prep o Figaro o altri meno diffusi. Sono tutti saponi buoni e dal costo molto basso, con cui si pul iniziare senza problemi, prima di sperimentare quale ci piace di più.
Ciotola per la schiuma: la schiuma si può montare in ciotola o direttamente sul viso. Il montaggio in ciotola aiuta a regolarsi con la quantità d'acqua e a prendere dimestichezza con il pennello. Personalmente penso che non sia necessario comprarla: una tazza andrà più che bene per iniziare :)
Come vede quindi con una spesa paragonabile a un rasoio multilama o a una confezione di ricariche si può acquistare tutto l'armamentario necessario a provare la rasatura tradizionale... E secondo me ne vale davvero la pena! :)
sabato, febbraio 01, 2014
Il rasoio di sicurezza - una piacevole scoperta
Dopo una vita che non scrivo alcun post approfitto di questo spazio per raccontare una delle mie ultime "passioni" (qualcuno le chiama, giustamente, ossessioni :P): la rasatura tradizionale, o wet shaving, come amano chiamarla gli esterofili.
Devo dire che il mio rapporto con la rasatura è sempre stato di profondo odio... Mi ha sempre fatto fatica dovermi radere, ma dal momento che la barba mi da noia è una cosa che ho dovuto fare... Il fatto di avere una pelle delicata, unito a quello di avere una barba che cresce abbastanza lentamente, mi ha permesso di ridurre questa attività a una sola rasatura settimanale, fatta comunque abbastanza controvoglia.
Fin da quando ho iniziato ho sempre utilizzato schiuma in bomboletta e rasoi multilama, con numero crescente di testine (ho perso il conto di quante siano oggi... Ogni volta che esce un rasoio nuovo sembra che il precedente sia una chiavica, e la Gillette ci ricorda che con una testina in meno la rasatura sarebbe uno schifo :P). L'utilizzo del multilama con la barba di qualche giorno faceva si che le testine avessero un consumo eccessivo. Già dopo la prima rasatura si sentivano le lame tagliare meno, e dopo due o tre barbe era d'obbligo sostituire la testina. La cosa, come potete immaginare, diventava molto dispendiosa, visti i prezzi a cui sono arrivate. In molti supermercati addirittura sono tenute in scaffali chiusi di plastica da cui se ne può prelevare solo uno alla volta, per evitare furti.. E spendere 15 euro per 4 testine è davvero troppo. L'utilizzo di rasoi usa e getta permetteva un notevole risparmio, ma al prezzo di irritazioni e tagli (oltre al fatto che con certi rasoi di bassa qualità me ne servivano due per ogni rasatura...)
Snervato da questa situazione e dal costo crescente delle testine, mi sono messo online alla ricerca di una soluzione, e sono approdato in blog e forum (su tutti L'arte del radersi e www.ilrasoio.com) dove si parlava di tornare a un metodo di rasatura più tradizionale, basato sull'utilizzo di pennello, sapone da barba e, soprattutto, un rasoio di sicurezza. Quest'ultimo è un tipo di rasoio che era molto in voga qualche anno fa, in cui la lametta è l'unica parte intercambiabile.
Tra i pregi di questo strumento c'è senza dubbio il costo: le lamette costano poco (se ne trovano di buona qualità a meno di 20 centesimi l'una) e durano per più rasature (ne ho fatte agevolmente anche tre o quattro...), quindi il risparmio è evidente. E' anche vero che per iniziare bisogna comprare un pennello e il rasoio, ma i costi sono comunque contenuti.
Personalmente ho iniziato con l'unico rasoio di sicurezza che ancora oggi si trova in alcuni supermercati, un Wilkinson Classic, manico nero e plasticoso, nella sua confezione gialla, in vendita a pochi euro. Mi sono poi procurato un pennello in setole di maiale, il mitico pennello Proraso (prodotto dall'italiana Omega, un sinonimo di qualità per i pennelli da barba) e un sapone da barba; anche qui sono andato sul classico Proraso in ciotola verde, italianissimo e con un ottimo rapporto qualità-prezzo (all'estero è molto apprezzato, e costa molto di più...). Con una spesa di una decina di euro, unita a una tazza da latte che ho riciclato come ciotola, ero pronto per iniziare! :)
La prima esperienza è stata positiva... L'utilizzo del rasoio è abbastanza intuitivo, anche se molto diverso dai multilama a cui siamo abituati. E' comunque molto difficile tagliarsi, almeno con rasoi come il Classic, adatti a principianti. E' anche vero che per ottenere una rasatura profonda serve un po' di pratica, ma ci stiamo lavorando :P
Pregi e Difetti
Personalmente sono molto soddisfatto della mia esperienza con la rasatura tradizionale :)
Il primo pregio che ho trovato è un indiscusso vantaggio economico. Come dicevo il costo delle lamette è molto basso, e anche il costo del rasoio e degli altri strumenti è contenuto. Sicuramente rispetto ai multilama il risparmio è notevole.
Un altro grosso vantaggio è che con questi rasoi non si è più legati ad utilizzare una sola marca di lamette, ma si ha accesso a prodotti di varie aziende. Sarà quindi possibile trovare quelle che, in combinazione con il proprio rasoio e con le proprie abitudini, risultano più adatte alla nostra pelle. E questo ci permetterà di ottenere una rasatura confortevole e senza irritazioni.
Se si è sensibili a tematiche ambientali inoltre è bene ricordare che l'uso del rasoio di sicurezza è più rispettoso dell'ambiente rispetto ai rasoi tradizionali, in quanto l'unico elemento che si butta è la lametta, e quindi non si ha nessuno scarto di plastica o altri materiali inquinanti.
Il vantaggio più importante, almeno per me, è stato però quello di recuperare la ritualità della rasatura, il dedicarsi un po' di tempo per se, piuttosto che dover assolvere a un obbligo. Il piacere di montare la schiuma, di provare un sapone, di sentire il rasoio e la lametta scorrere sulla pelle, rendono il momento della rasatura un piacere quotidiano e un'attività rilassante.
Se invece vogliamo elencare i difetti, il primo è sicuramente il tempo: sebbene con la pratica la cosa migliori, difficilmente si riuscirà a farsi la barba in maniera tradizionale così velocemente come con il multilama. Il tempo per la preparazione più un po' di tempo per almeno un paio di passate rendono il tutto sicuramente più lento che l'utilizzo della schiuma in bomboletta e del multilama.
Un secondo svantaggio è che comunque è necessaria un po' di tecnica per riuscire ad ottenere una rasatura profonda... Niente di trascendentale, ma le prime volte si perderà un po' di tempo per impratichirsi. Questa tecnica però ci permetterà di ottenere una rasatura più confortevole di quella del multilama, e di conoscere a fondo la nostra pelle e la nostra barba. E se poi si decide di tornare al multilama, la cosa tornerà comunque utile.
Per iniziare...
Se siete interessati a provare a radervi in questo modo vi servono:
Rasoio di sicurezza: personalmente, come ho scritto, ho iniziato con il Wilkinson Classic
, un rasoio dal costo di pochi euro e che si riesce a reperire nei supermercati. Rivolgendosi alla rete si riescono a trovare delle alternative paragonabili, sempre a prezzi ridotti (mi viene in mente il Gillette Rubie). Se poi si decide di fare un investimento più sostanzioso, con circa 30€ si può prendere un rasoio che andrà bene non solo per fare pratica, ma che vi durerà tutta la vita: Muhle R89, Merkur 34C o Edwin Jagger DE89L sono alcuni dei rasoi che spesso si consigliano sia ai neofiti che agli esperti in cerca di un rasoio robusto e performante.
Lamette: qualsiasi rasoio compriate, ci saranno una o più lamette incluse nella confezione. Il Wilkinson Classic viene accompagnato da 5 lamette Wilkinson Sword, buone per un novizio. Per altre lamette il suggerimento è guardare online. Nei negozi tradizionali non è facile trovare un buon assortimento, ma la rete ha offerte per tutti. Nei siti linkati sopra ci sono molti suggerimenti, tra cui ebay e amazon (soprattutto uk, non quello italiano), su dove trovare vasto assortimento e buoni prezzi. Un suggerimento che mi sento di dare è quello di comprare un sample pack, come questo: il costo è superiore a comprare un grosso pacco di lamette, ma vi permette di provarne di diversi tipi e di capire quale è più adatta a voi.
Pennello: i pennelli da barba sono principalmente con setole di origine animale. I più economici e diffusi sono quelli in setole di maiale (o cinghiale), mentre i più pregiati sono in setole di tasso. Ne esistono anche in setole di cavallo (che vengono prelevate tosando periodicamente gli animali sulla coda o sulla criniera. Esistono poi anche pennelli con setole sintetiche, che oggi cominciano a raggiungere standard qualitativi paragonabili a quelli tradizionali.
Per un principiante il mio consiglio è un pennello di maiale, che svolge egregiamente il proprio lavoro e ha un costo inferiore ai 10 euro, e si adatta a tutte le situazioni. Come già detto il mio primo pennello, venduto a marchio Proraso, è prodotto dalla Omega, azienda italiana produttrice del pennello da barbieri per eccellenza, l'Omega 48.
Sapone da barba: ce ne sono di moltissimi tipi, anche se anche per questi alcuni di trovano solo online. In quasi tutti i supermercati si trovano comunque la ciotola e il sapone in tubo della Proraso, almeno la versione verde. E quasi tutti iniziano con questa :)
Se non disturba il mentolo è sicuramente un'ottima scelta. Come già detto Proraso abbina un prezzo molto basso a una buona qualità. Altri saponi che si possono trovare nei supermercati sono il Palmolive in tubo, la ciotola Prep o Figaro o altri meno diffusi. Sono tutti saponi buoni e dal costo molto basso, con cui si pul iniziare senza problemi, prima di sperimentare quale ci piace di più.
Ciotola per la schiuma: la schiuma si può montare in ciotola o direttamente sul viso. Il montaggio in ciotola aiuta a regolarsi con la quantità d'acqua e a prendere dimestichezza con il pennello. Personalmente penso che non sia necessario comprarla: una tazza andrà più che bene per iniziare :)
Come vede quindi con una spesa paragonabile a un rasoio multilama o a una confezione di ricariche si può acquistare tutto l'armamentario necessario a provare la rasatura tradizionale... E secondo me ne vale davvero la pena! :)
, un rasoio dal costo di pochi euro e che si riesce a reperire nei supermercati. Rivolgendosi alla rete si riescono a trovare delle alternative paragonabili, sempre a prezzi ridotti (mi viene in mente il Gillette Rubie). Se poi si decide di fare un investimento più sostanzioso, con circa 30€ si può prendere un rasoio che andrà bene non solo per fare pratica, ma che vi durerà tutta la vita: Muhle R89, Merkur 34C o Edwin Jagger DE89L sono alcuni dei rasoi che spesso si consigliano sia ai neofiti che agli esperti in cerca di un rasoio robusto e performante.
Lamette: qualsiasi rasoio compriate, ci saranno una o più lamette incluse nella confezione. Il Wilkinson Classic viene accompagnato da 5 lamette Wilkinson Sword, buone per un novizio. Per altre lamette il suggerimento è guardare online. Nei negozi tradizionali non è facile trovare un buon assortimento, ma la rete ha offerte per tutti. Nei siti linkati sopra ci sono molti suggerimenti, tra cui ebay e amazon (soprattutto uk, non quello italiano), su dove trovare vasto assortimento e buoni prezzi. Un suggerimento che mi sento di dare è quello di comprare un sample pack, come questo: il costo è superiore a comprare un grosso pacco di lamette, ma vi permette di provarne di diversi tipi e di capire quale è più adatta a voi.
Pennello: i pennelli da barba sono principalmente con setole di origine animale. I più economici e diffusi sono quelli in setole di maiale (o cinghiale), mentre i più pregiati sono in setole di tasso. Ne esistono anche in setole di cavallo (che vengono prelevate tosando periodicamente gli animali sulla coda o sulla criniera. Esistono poi anche pennelli con setole sintetiche, che oggi cominciano a raggiungere standard qualitativi paragonabili a quelli tradizionali.
Per un principiante il mio consiglio è un pennello di maiale, che svolge egregiamente il proprio lavoro e ha un costo inferiore ai 10 euro, e si adatta a tutte le situazioni. Come già detto il mio primo pennello, venduto a marchio Proraso, è prodotto dalla Omega, azienda italiana produttrice del pennello da barbieri per eccellenza, l'Omega 48.
Sapone da barba: ce ne sono di moltissimi tipi, anche se anche per questi alcuni di trovano solo online. In quasi tutti i supermercati si trovano comunque la ciotola e il sapone in tubo della Proraso, almeno la versione verde. E quasi tutti iniziano con questa :)
Se non disturba il mentolo è sicuramente un'ottima scelta. Come già detto Proraso abbina un prezzo molto basso a una buona qualità. Altri saponi che si possono trovare nei supermercati sono il Palmolive in tubo, la ciotola Prep o Figaro o altri meno diffusi. Sono tutti saponi buoni e dal costo molto basso, con cui si pul iniziare senza problemi, prima di sperimentare quale ci piace di più.
Ciotola per la schiuma: la schiuma si può montare in ciotola o direttamente sul viso. Il montaggio in ciotola aiuta a regolarsi con la quantità d'acqua e a prendere dimestichezza con il pennello. Personalmente penso che non sia necessario comprarla: una tazza andrà più che bene per iniziare :)
Come vede quindi con una spesa paragonabile a un rasoio multilama o a una confezione di ricariche si può acquistare tutto l'armamentario necessario a provare la rasatura tradizionale... E secondo me ne vale davvero la pena! :)
sabato, agosto 20, 2011
Fuerteventura, tra spiagge, mare, vento e .. capre!
Dopo poco meno di un’ora di traversata comoda a bordo del Fuerteventura Express partito da Playa Blanca siamo giunti a Corralejo, città che si trova sulla punta nord di Fuerteventura. Siamo andati alla ricerca dell’autonoleggio dove avevamo prenotato su internet, sempre con Cicar, ma dopo un po’ di vane ricerche in cui abbiamo comunque ammirato il bel molo pieno di locali siamo andati al punto informazioni, che ci ha indicato l’autonoleggio. Si trovava in un edificio accanto a dove eravamo sbarcati, ma dalla parte opposta -_-. Dopo il ritorno e una breve attesa siamo montati in macchina e partiti alla volta di Caleta de Fuste.
Dopo pochi chilometri ci siamo trovati a passare attraverso le splendide dune di Corralejo: la strada passa in mezzo a una distesa di sabbia, e mentre a sinistra la spiaggia, portata qui dal Sahara dai forti venti, declina verso il mare, a destra si stagliano delle enormi dune sabbiose. Ci siamo tornati un paio di giorni dopo, e lo spettacolo è incredibile. Si può passeggiare in mezzo al deserto e alle dune, circondati dal nulla, con lo sguardo che a perdita d’occhio vede solo sabbia e qualche piccolo arbusto di tanto in tanto. E tornando, dopo l’ultima duna, appare davanti agli occhi l’azzurro del mare. Davvero uno spettacolo unico.
Dopo 45 minuti di viaggio siamo giunti a Caleta de Fuste, e dopo aver preso contatto con il nostro bungalow (hotel Castillo Playa, prenotato come nostro solito su www.bookings.com) siamo andati a fare un giro e a rifornirci di cibo. Il paese è abbastanza piccolo, anche se presenta due zone commerciali in cui ci sono supermercati molto forniti (il mitico Hiperdino, che ci aveva fatto compagnia anche a Tenerife, e di cui ho riportato due buste per la spesa :P) e un po’ di locali e negozietti di souvenir (almeno uno anche abbastanza caratteristico, con oggetti un po’ particolari…). Nelle vicinanze, a non più i un chilometro, c’è anche un altro centro commerciale e un Mc Donald, oltre a un benzinaio, cosa che non è così frequente a Fuerte. Non che non ce ne siano, ma spesso se ci si muove nell’interno non se ne incontrano per decine di chilometri, e quindi è sempre utile avere una buona riserva di benzina nel serbatoio. Rischiare di rimanere senza carburante e trovarsi appiedati nel mezzo al nulla non è proprio un modo piacevole di trascorrere una vacanza.
La sera siamo andati anche a mangiare una coppa di gelato e a bere un cocktail e una birra. Qui si vede subito il tipo di clientela, visto che per 3 euro davano, in offerta, due birre da 33cl, non male J Se provavi ad ordinarne una ti guardavano strano :P E le facce rubizze degli altri avventori non davano l’idea di aver preso troppo sole. :P
Anche questo bungalow era molto carino, anche se un po’ vecchio come mobilio. La dotazione per la cucina era buona, anche se mancava un vero e proprio congelatore (c’era una ghiacciaia all’interno del frigorifero…); in compenso però c’era il colapasta ^_^. Il posto inoltre ha il grosso vantaggio di avere sempre parcheggio disponibile nei dintorni. In una settimana non abbiamo mai lasciato la macchina a più di 30 metri dall’ingresso (a parte all’arrivo, perché avevamo parcheggiato appena vista un’insegna, che però era sull’entrata dal retro, chiusa da un lucchetto :P).
Dopo aver finito il giro siamo andati sulla spiaggia di el Castillo, a Caleta de Fuste. La spiaggia è frequentata anche da famiglie con bambini, ma non è un granchè. Il bagnasciuga è molto ciottoloso, e il mare non è bello come in altre località. Il vantaggio è che, come detto, è molto tranquilla e non troppo ventosa, e la mattina anche da qui partono due dromedari per eventuali passeggiate sulla spiaggia J.
Il giorno successivo abbiamo fatto rotta verso sud, per fermarci prima a Costa Calma e poi andando verso Morro Jable.
Costa Calma è un insieme di spiagge in cui sono stati costruiti bei complessi e residence di lusso, vicinissimi al mare, circondati anche da qualche negozio e supermercato. Siamo arrivati nel primo pomeriggio, e la spiaggia era bella, anche se stretta (la marea era abbastanza alta) e molto affollata. E soprattutto il vento che c’era non aveva nulla di calmo!!!
La guida diceva che la spiaggia teneva fede al suo nome, e che soprattutto di mattina era poco ventosa, ma dopo quell’esperienza non abbiamo avuto il coraggio di riprovare.
Proseguendo verso sud siamo andati verso il Morro Jable, arrivando alla spiaggia di cui ci siamo proprio innamorati: Jandia Playa!!! Questa spiaggia è immensa e meravigliosa. E’ lunga qualche chilometro, e soprattutto di mattina è abbastanza deserta (come quasi tutte le spiagge di Fuerte e delle Canarie in generale, che iniziano a riempirsi da mezzogiorno). Il vento soffia, ma non è fastidioso come in altre zone. Il mare è meraviglioso, e si fonde in maniera splendida con l’azzurro del cielo e il riflesso dorato della sabbia, rendendo questo posto davvero magico! E l’acqua non è nemmeno troppo fredda!!!
Noi ci siamo fermati con la macchina in corrispondenza del Faro, non distante dallo scheletro della balenottera (un capodoglio lungo 16 metri) che si arenò anni fa, ormai senza vita, sulle spiagge di Costa Calma. Lungo la spiaggia si trovano moltissime attrezzature, da qualche ombrellone fino ai windsurf o ai catamarani noleggiabili. Tra la spiaggia e la strada c’è una zona cespugliosa abitata da una grossa comunità di scoiattoli, oltre che da qualche coniglio e qualche anatra. Inutile dire che io mi sono approvvigionato di noccioline americane da dare agli scoiattoli, in memoria di Londra :P Anche a un’estremità della spiaggia, sugli scogli di pietra lavica e con le tane nella parete rocciosa che costeggia l’estremità della spiaggia, ci sono moltissimi scoiattoli che vengono a mangiare sulla spiaggia, dalle mani dei turisti (mie in particolare :P). Percorrendo la spiaggia fino all’altra estremità, oltre a godere del panorama, si giunge in una zona in cui abbiamo visto un po’ di nudisti :P Era uno dei tratti più belli della spiaggia, però era quasi deserto, e dopo un po’ ci siamo resi conto del perché :P In fondo si arriva poi a una collinetta di sabbia (da cui dei ragazzi si buttavano giù con un piccolo “slittino” di plastica) e d’intorno residence e hotel. Questa è la parte più brutta (e forse più affollata) della spiaggia, con molti ciottoli e mare un po’ meno chiaro.
Siamo tornati in questa spiaggia altre due o tre volte, e un giorno ci siamo spinti fino all'estremo sud, a Punta Jandia. Partendo da Morro Jable inizia una strada sterrata di una ventina di chilometri (19 in realtà :P), piena di tornanti e immersa nel nulla, che porta alla punta estrema della penisola di Jandia. La strada è in buone condizioni per un tratto, in condizioni peggiori nei chilometri più vicini a Morro Jable. Alla fine si arriva a un villaggio di pescatori, Puerto de la Cruz (o "El Puertito", come lo chiamano qui, che nulla ha a che vedere con l'omonima località di Tenerife), un paesino di 20 anime in cui dice si mangi un pesce ottimo (ci sono tre ristoranti), e un chilometro più avanti al Faro di Jandia, in cui è presente anche un piccolo museo sulla penisola, con foto e lo scheletro di un cetaceo. E' presente anche un punto di ristoro, non sempre aperto. Da qui la vista sull'oceano è davvero bella, spazia sull'immensità azzurra del mare e sulle onde che si infrangono sulla scogliera. Passeggiando un po' si notano, verso la punta, una serie di cuori fatti dai turisti con i ciottoli scuri, nei quali sono scritti, sempre con i sassi, dei nomi. Ce ne sono centinaia, davvero curioso.
Nel complesso devo dire che arrivare qui non è agevole, anche se la vista è bella (anche se non di quelle imperdibili :P). Valutate voi se vale la pena andarci :D.
Un giorno siamo tornati a visitare Corralejo. La città è turistica, ma molto animata, e la lunga passeggiata che porta al porto è piena di negozi di souvenir e di vario genere. Al porto il molo è punteggiato di ristorantini caratteristici, in cui si mangia il "pescado" fresco. C'è anche una piccola spiaggia, e nonostante il porto il mare è davvero pulito e invitante. Qui abbiamo trovato gli artisti che scolpivano la sabbia.
Da qui siamo andati nella parte occidentale dell'isola, verso El Cotillo. Un tempo uno dei più importanti porti di Fuerte, oggi rimane poco dei fasti del passato . E' sempre presente una fortificazione, costruita nel 1700, a difesa del porto dai pirati. La Playa del Castillo (omonima di quella, completamente diversa, di Caleta de Fuste) è molto bella, ma frequentata soprattutto da surfisti, visto il forte vento e le frequenti onde alte fino a sei metri. La balneazione è sconsigliata. Ci siamo quindi spinti un po' a nord verso le cosiddette "Caletillas", delle piccole baie separate una dall'altra da colate laviche, in cui la spiaggia è bianca e l'acqua pulita, anche se subito molto profonda, in cui comunque è possibile fare un bel bagno, stando non troppo lontani da riva.
Dopo esserci scottati (principalmente andando a giro per Corralejo -_-) abbiamo deciso, per una giornata, di non prendere il sole, e siamo stati a a Oasis Park, un parco naturale in cui si ritrova la più grande riserva/allevamento di dromedari d'Europa. Il parco è una copia, più piccola, del "Loro Parque" di Tenerife, e offre, oltre alle visite agli animali, spettacoli di vario tipo: rettili (si possono accarezzare serpenti e piccoli coccodrilli, che però sono tenuti in condizioni pessime per tutta la durata degli spettacoli, poverini), leoni marini, pappagalli e uccelli rapaci (che purtroppo non abbiamo visto). Altra particolarità del parco è quella di avere un po' di animali che circolano liberamente nel percorso fatto dai visitatori, come qualche lemure e un bel po' di uccelli. Nel complesso i 24 euro dell'ingresso sono spesi bene, essendo eventualmente incluso anche il trasferimento in bus dalle principali città. Se andate in macchina, il parcheggio è gratuito. Anche all'interno del parco, al costo di 10 euro è possibile fare un'escursione a dorso di dromedario, che passa dalla parte alta del parco, tra elefanti e dromedari, per arrivare nei pressi del giardino botanico (incluso nel biglietto, ma che non abbiamo visto..).
Tornando indietro ci siamo fermati a Puerto del Rosario, capitale dell'isola. Questa città non presenta grosse attrattive, se si esclude una piccola zona pedonale con qualche negozio. Ma la vera attrattiva è il centro commerciale Las Rotondas, centro commerciale moderno in cui c'è un grosso Hiperdino e 4 piani (non grossissimi, ma pur sempre 4) di negozi dei migliori marchi spagnoli e internazionali: Bershka, H&M, Pool & Bear, C&A, Stradivarius, New Yorker, ecc.C'è solo l'imbarazzo della scelta.
Poco a sud della città c'è un'ampia spiaggia, Playa Blanca, in cui non sono presenti strutture. La spiaggia non è certo al livello di quelle del sud, ma è comunque gradevole, anche se ci siamo stati quando il tempo era brutto e c'erano solo persone a fare surf. Il mare era molto mosso, e un cartello segnalava bene il divieto di balneazione, anche se alcuni turisti tedeschi si buttavano allegramente in acqua con due bimbi piccoli… Mah!
Il giorno dopo abbiamo visitato Betancuria, la vecchia capitale in mezzo ai monti in cui anticamente si rifugiavano gli abitanti per difendersi dagli attacchi dei pirati. La cittadina è carina e molto caratteristica, pienissima di negozietti di souvenir che vendono tutti i prodotti tipici: prodotti all’Aloe, ronmiel (/un misto di rum e miele, buonissimo), liquore alla banana e al cactus, gofio, mojo e soprattutto l’immancabile “Queso de Cabra”, il vero protagonista delle tavole di Fuerteventura (o almeno dei negozi di alimentari). Una delle poche attività non turistiche di quest’isola è infatti l’allevamento delle capre, da cui si ricava questo ottimo formaggio (che ho utilizzato per una gustosa ricetta), in molte varianti. Curado, SemiCurado, Fresco (a seconda della stagionatura) o mescolato ad altri ingredienti (piccante piuttosto che al Gofio). In ogni caso le capre sono tra le indiscusse protagoniste di Fuerte, tanto che anche il marchio di abbigliamento proprio dell’isola ha come protagonista una capra.
L’ultimo giorno, dopo essere stati nuovamente a Jandia Playa, ci siamo fermati a Sotavento, e per la precisione a Playa Barca. Qui abbiamo visto una immensa distesa di palloni da Kitesurf che si stagliavano in cielo… In quei giorni iniziavano infatti i mondiali di windsurf e kitesurf, e su tutta l’isola erano presenti manifesti ed eventi legati a questo. Su alcune spiagge avevano addirittura montato dei maxischermi su cui vedere le evoluzioni degli atleti. Anche Playa Barca è davvero molto bella, molto larga e lunga, e sullo sfondo si vedono i monti rossastri caratteristici dell’isola. Anche qui, però, il bagno è fortemente sconsigliato, e il vento è davvero fastidioso. E’ bella da vedere, ma non ci andrei a passarci più del tempo di qualche foto :P.
Il giorno della partenza abbiamo lasciato la macchina direttamente all'aeroporto (soluzione davvero molto comoda), molto vicino a Caleta, e dopo l'immancabile stress per la pesa dei bagagli, ci siamo imbarcati verso Pisa, salutando Fuerte e le Canarie.
L'isola è davvero selvaggia e desertica, con spettacoli naturali e spiagge incontaminate. Il sud è davvero bello, e merita sicuramente una visita accurata per una vacanza all'insegna della tintarella e del mare, mentre del nord imperdibili sono le dune. Il vento c'è ed è forte, anche se spesso sopportabile, almeno in alcune zone. Sicuramente una meta da consigliare.
Dopo pochi chilometri ci siamo trovati a passare attraverso le splendide dune di Corralejo: la strada passa in mezzo a una distesa di sabbia, e mentre a sinistra la spiaggia, portata qui dal Sahara dai forti venti, declina verso il mare, a destra si stagliano delle enormi dune sabbiose. Ci siamo tornati un paio di giorni dopo, e lo spettacolo è incredibile. Si può passeggiare in mezzo al deserto e alle dune, circondati dal nulla, con lo sguardo che a perdita d’occhio vede solo sabbia e qualche piccolo arbusto di tanto in tanto. E tornando, dopo l’ultima duna, appare davanti agli occhi l’azzurro del mare. Davvero uno spettacolo unico.
Dopo 45 minuti di viaggio siamo giunti a Caleta de Fuste, e dopo aver preso contatto con il nostro bungalow (hotel Castillo Playa, prenotato come nostro solito su www.bookings.com) siamo andati a fare un giro e a rifornirci di cibo. Il paese è abbastanza piccolo, anche se presenta due zone commerciali in cui ci sono supermercati molto forniti (il mitico Hiperdino, che ci aveva fatto compagnia anche a Tenerife, e di cui ho riportato due buste per la spesa :P) e un po’ di locali e negozietti di souvenir (almeno uno anche abbastanza caratteristico, con oggetti un po’ particolari…). Nelle vicinanze, a non più i un chilometro, c’è anche un altro centro commerciale e un Mc Donald, oltre a un benzinaio, cosa che non è così frequente a Fuerte. Non che non ce ne siano, ma spesso se ci si muove nell’interno non se ne incontrano per decine di chilometri, e quindi è sempre utile avere una buona riserva di benzina nel serbatoio. Rischiare di rimanere senza carburante e trovarsi appiedati nel mezzo al nulla non è proprio un modo piacevole di trascorrere una vacanza.
La sera siamo andati anche a mangiare una coppa di gelato e a bere un cocktail e una birra. Qui si vede subito il tipo di clientela, visto che per 3 euro davano, in offerta, due birre da 33cl, non male J Se provavi ad ordinarne una ti guardavano strano :P E le facce rubizze degli altri avventori non davano l’idea di aver preso troppo sole. :P
Anche questo bungalow era molto carino, anche se un po’ vecchio come mobilio. La dotazione per la cucina era buona, anche se mancava un vero e proprio congelatore (c’era una ghiacciaia all’interno del frigorifero…); in compenso però c’era il colapasta ^_^. Il posto inoltre ha il grosso vantaggio di avere sempre parcheggio disponibile nei dintorni. In una settimana non abbiamo mai lasciato la macchina a più di 30 metri dall’ingresso (a parte all’arrivo, perché avevamo parcheggiato appena vista un’insegna, che però era sull’entrata dal retro, chiusa da un lucchetto :P).
Dopo aver finito il giro siamo andati sulla spiaggia di el Castillo, a Caleta de Fuste. La spiaggia è frequentata anche da famiglie con bambini, ma non è un granchè. Il bagnasciuga è molto ciottoloso, e il mare non è bello come in altre località. Il vantaggio è che, come detto, è molto tranquilla e non troppo ventosa, e la mattina anche da qui partono due dromedari per eventuali passeggiate sulla spiaggia J.
Il giorno successivo abbiamo fatto rotta verso sud, per fermarci prima a Costa Calma e poi andando verso Morro Jable.
Costa Calma è un insieme di spiagge in cui sono stati costruiti bei complessi e residence di lusso, vicinissimi al mare, circondati anche da qualche negozio e supermercato. Siamo arrivati nel primo pomeriggio, e la spiaggia era bella, anche se stretta (la marea era abbastanza alta) e molto affollata. E soprattutto il vento che c’era non aveva nulla di calmo!!!
La guida diceva che la spiaggia teneva fede al suo nome, e che soprattutto di mattina era poco ventosa, ma dopo quell’esperienza non abbiamo avuto il coraggio di riprovare.
Proseguendo verso sud siamo andati verso il Morro Jable, arrivando alla spiaggia di cui ci siamo proprio innamorati: Jandia Playa!!! Questa spiaggia è immensa e meravigliosa. E’ lunga qualche chilometro, e soprattutto di mattina è abbastanza deserta (come quasi tutte le spiagge di Fuerte e delle Canarie in generale, che iniziano a riempirsi da mezzogiorno). Il vento soffia, ma non è fastidioso come in altre zone. Il mare è meraviglioso, e si fonde in maniera splendida con l’azzurro del cielo e il riflesso dorato della sabbia, rendendo questo posto davvero magico! E l’acqua non è nemmeno troppo fredda!!!
Noi ci siamo fermati con la macchina in corrispondenza del Faro, non distante dallo scheletro della balenottera (un capodoglio lungo 16 metri) che si arenò anni fa, ormai senza vita, sulle spiagge di Costa Calma. Lungo la spiaggia si trovano moltissime attrezzature, da qualche ombrellone fino ai windsurf o ai catamarani noleggiabili. Tra la spiaggia e la strada c’è una zona cespugliosa abitata da una grossa comunità di scoiattoli, oltre che da qualche coniglio e qualche anatra. Inutile dire che io mi sono approvvigionato di noccioline americane da dare agli scoiattoli, in memoria di Londra :P Anche a un’estremità della spiaggia, sugli scogli di pietra lavica e con le tane nella parete rocciosa che costeggia l’estremità della spiaggia, ci sono moltissimi scoiattoli che vengono a mangiare sulla spiaggia, dalle mani dei turisti (mie in particolare :P). Percorrendo la spiaggia fino all’altra estremità, oltre a godere del panorama, si giunge in una zona in cui abbiamo visto un po’ di nudisti :P Era uno dei tratti più belli della spiaggia, però era quasi deserto, e dopo un po’ ci siamo resi conto del perché :P In fondo si arriva poi a una collinetta di sabbia (da cui dei ragazzi si buttavano giù con un piccolo “slittino” di plastica) e d’intorno residence e hotel. Questa è la parte più brutta (e forse più affollata) della spiaggia, con molti ciottoli e mare un po’ meno chiaro.
Siamo tornati in questa spiaggia altre due o tre volte, e un giorno ci siamo spinti fino all'estremo sud, a Punta Jandia. Partendo da Morro Jable inizia una strada sterrata di una ventina di chilometri (19 in realtà :P), piena di tornanti e immersa nel nulla, che porta alla punta estrema della penisola di Jandia. La strada è in buone condizioni per un tratto, in condizioni peggiori nei chilometri più vicini a Morro Jable. Alla fine si arriva a un villaggio di pescatori, Puerto de la Cruz (o "El Puertito", come lo chiamano qui, che nulla ha a che vedere con l'omonima località di Tenerife), un paesino di 20 anime in cui dice si mangi un pesce ottimo (ci sono tre ristoranti), e un chilometro più avanti al Faro di Jandia, in cui è presente anche un piccolo museo sulla penisola, con foto e lo scheletro di un cetaceo. E' presente anche un punto di ristoro, non sempre aperto. Da qui la vista sull'oceano è davvero bella, spazia sull'immensità azzurra del mare e sulle onde che si infrangono sulla scogliera. Passeggiando un po' si notano, verso la punta, una serie di cuori fatti dai turisti con i ciottoli scuri, nei quali sono scritti, sempre con i sassi, dei nomi. Ce ne sono centinaia, davvero curioso.
Nel complesso devo dire che arrivare qui non è agevole, anche se la vista è bella (anche se non di quelle imperdibili :P). Valutate voi se vale la pena andarci :D.
Un giorno siamo tornati a visitare Corralejo. La città è turistica, ma molto animata, e la lunga passeggiata che porta al porto è piena di negozi di souvenir e di vario genere. Al porto il molo è punteggiato di ristorantini caratteristici, in cui si mangia il "pescado" fresco. C'è anche una piccola spiaggia, e nonostante il porto il mare è davvero pulito e invitante. Qui abbiamo trovato gli artisti che scolpivano la sabbia.
Da qui siamo andati nella parte occidentale dell'isola, verso El Cotillo. Un tempo uno dei più importanti porti di Fuerte, oggi rimane poco dei fasti del passato . E' sempre presente una fortificazione, costruita nel 1700, a difesa del porto dai pirati. La Playa del Castillo (omonima di quella, completamente diversa, di Caleta de Fuste) è molto bella, ma frequentata soprattutto da surfisti, visto il forte vento e le frequenti onde alte fino a sei metri. La balneazione è sconsigliata. Ci siamo quindi spinti un po' a nord verso le cosiddette "Caletillas", delle piccole baie separate una dall'altra da colate laviche, in cui la spiaggia è bianca e l'acqua pulita, anche se subito molto profonda, in cui comunque è possibile fare un bel bagno, stando non troppo lontani da riva.
Dopo esserci scottati (principalmente andando a giro per Corralejo -_-) abbiamo deciso, per una giornata, di non prendere il sole, e siamo stati a a Oasis Park, un parco naturale in cui si ritrova la più grande riserva/allevamento di dromedari d'Europa. Il parco è una copia, più piccola, del "Loro Parque" di Tenerife, e offre, oltre alle visite agli animali, spettacoli di vario tipo: rettili (si possono accarezzare serpenti e piccoli coccodrilli, che però sono tenuti in condizioni pessime per tutta la durata degli spettacoli, poverini), leoni marini, pappagalli e uccelli rapaci (che purtroppo non abbiamo visto). Altra particolarità del parco è quella di avere un po' di animali che circolano liberamente nel percorso fatto dai visitatori, come qualche lemure e un bel po' di uccelli. Nel complesso i 24 euro dell'ingresso sono spesi bene, essendo eventualmente incluso anche il trasferimento in bus dalle principali città. Se andate in macchina, il parcheggio è gratuito. Anche all'interno del parco, al costo di 10 euro è possibile fare un'escursione a dorso di dromedario, che passa dalla parte alta del parco, tra elefanti e dromedari, per arrivare nei pressi del giardino botanico (incluso nel biglietto, ma che non abbiamo visto..).
Tornando indietro ci siamo fermati a Puerto del Rosario, capitale dell'isola. Questa città non presenta grosse attrattive, se si esclude una piccola zona pedonale con qualche negozio. Ma la vera attrattiva è il centro commerciale Las Rotondas, centro commerciale moderno in cui c'è un grosso Hiperdino e 4 piani (non grossissimi, ma pur sempre 4) di negozi dei migliori marchi spagnoli e internazionali: Bershka, H&M, Pool & Bear, C&A, Stradivarius, New Yorker, ecc.C'è solo l'imbarazzo della scelta.
Poco a sud della città c'è un'ampia spiaggia, Playa Blanca, in cui non sono presenti strutture. La spiaggia non è certo al livello di quelle del sud, ma è comunque gradevole, anche se ci siamo stati quando il tempo era brutto e c'erano solo persone a fare surf. Il mare era molto mosso, e un cartello segnalava bene il divieto di balneazione, anche se alcuni turisti tedeschi si buttavano allegramente in acqua con due bimbi piccoli… Mah!
Il giorno dopo abbiamo visitato Betancuria, la vecchia capitale in mezzo ai monti in cui anticamente si rifugiavano gli abitanti per difendersi dagli attacchi dei pirati. La cittadina è carina e molto caratteristica, pienissima di negozietti di souvenir che vendono tutti i prodotti tipici: prodotti all’Aloe, ronmiel (/un misto di rum e miele, buonissimo), liquore alla banana e al cactus, gofio, mojo e soprattutto l’immancabile “Queso de Cabra”, il vero protagonista delle tavole di Fuerteventura (o almeno dei negozi di alimentari). Una delle poche attività non turistiche di quest’isola è infatti l’allevamento delle capre, da cui si ricava questo ottimo formaggio (che ho utilizzato per una gustosa ricetta), in molte varianti. Curado, SemiCurado, Fresco (a seconda della stagionatura) o mescolato ad altri ingredienti (piccante piuttosto che al Gofio). In ogni caso le capre sono tra le indiscusse protagoniste di Fuerte, tanto che anche il marchio di abbigliamento proprio dell’isola ha come protagonista una capra.
L’ultimo giorno, dopo essere stati nuovamente a Jandia Playa, ci siamo fermati a Sotavento, e per la precisione a Playa Barca. Qui abbiamo visto una immensa distesa di palloni da Kitesurf che si stagliavano in cielo… In quei giorni iniziavano infatti i mondiali di windsurf e kitesurf, e su tutta l’isola erano presenti manifesti ed eventi legati a questo. Su alcune spiagge avevano addirittura montato dei maxischermi su cui vedere le evoluzioni degli atleti. Anche Playa Barca è davvero molto bella, molto larga e lunga, e sullo sfondo si vedono i monti rossastri caratteristici dell’isola. Anche qui, però, il bagno è fortemente sconsigliato, e il vento è davvero fastidioso. E’ bella da vedere, ma non ci andrei a passarci più del tempo di qualche foto :P.
Il giorno della partenza abbiamo lasciato la macchina direttamente all'aeroporto (soluzione davvero molto comoda), molto vicino a Caleta, e dopo l'immancabile stress per la pesa dei bagagli, ci siamo imbarcati verso Pisa, salutando Fuerte e le Canarie.
L'isola è davvero selvaggia e desertica, con spettacoli naturali e spiagge incontaminate. Il sud è davvero bello, e merita sicuramente una visita accurata per una vacanza all'insegna della tintarella e del mare, mentre del nord imperdibili sono le dune. Il vento c'è ed è forte, anche se spesso sopportabile, almeno in alcune zone. Sicuramente una meta da consigliare.
Lanzarote, paradiso lunare
Lanzarote è la quarta isola, come dimensione, dell’arcipelago delle Isole Canarie, la più piccolo tra quelle solitamente frequentate da turisti stranieri e più densamente abitate (Tenerife, Gran Canaria, Fuerteventura e, appunto, Lanzarote; le altre tre isole maggiori, La Palma, El Hierro e La Gomera, iniziano comunque oggi ad essere scoperte anche dai non residenti…).
E’ un’isola davvero caratteristica e particolare, che vale davvero la pena di essere visitata e vissuta!
Il clima è mite, come nelle altre isole canarie, e il caldo è sempre mitigato da forti venti, a volte accompagnati dalla sabbia del deserto sahariano.
Appena scesi dall’aereo, lo spettacolo è incredibile: sembra di essere atterrati su un altro pianeta! Il paesaggio è colorato di rosso e di nero, e dalle distese di ciottoli di pietra lavica spuntano ordinati i cactus e le palme, che adornano le rotonde e le strade dell’isola. In pochi minuti di taxi dall’aeroporto siamo arrivati a Puerto del Carmen, dove abbiamo alloggiato.
L’appartamento (Apartamentos Las Palmeras) si trova vicinissimo al mare, ed è molto carino e curato. Dopo aver sistemato le cose siamo andati a fare un giro per procacciarci i primi rifornimenti e dare un occhio alla città. Sul lungomare ci sono molti negozi di souvenir (che però sembrano fatti in serie, tutti con gli stessi oggetti…) e un bel po’ di locali di vario genere, dai ristoranti etnici a quelli di cucina tipica (almeno stando alle insegne :P). Non abbiamo trovato subito un supermercato (che poi abbiamo scoperto essere vicinissimo all’hotel, ma in una strada parallela a quella da noi fatta), ma abbiamo trovato comunque di che rifocillarsi.
L’impatto con la spiaggia è stato subito molto positivo: Playa Grande (così si chiama la spiaggia di Puerto del Carmen) è una lunga distesa di spiaggia sabbiosa, con possibilità anche di noleggiare lettini, ombrelloni e pedalò… Ci ha subito colpito la tranquillità di questa spiaggia, soprattutto la mattina, quando fino a mezzogiorno la spiaggia è semi deserta, il vento meno insistente, e il mare comunque splendido, calmo e trasparente. Nel pomeriggio la spiaggia è un po’ più affollata, anche se non ha niente a che vedere con quelle a cui siamo abituati noi fiorentini in Versilia.
Il secondo giorno ci siamo spinti, a piedi, al confinante Los Pocillos e all’omonima spiaggia, a cui si arriva semplicemente seguendo il lungomare. La spiaggia è bella, ma non riparata dai venti, che sollevano la sabbia e disturbano anche se si sta distesi o seduti sulla spiaggia stessa. Dopo non molto tempo ci siamo quindi decisi a tornare alla nostra Playa Grande.
Dal terzo giorno abbiamo ritirato l’auto che avevamo noleggiato con Cicar direttamente dall’Italia. Il prezzo era di poco superiore ai 100 euro per 4 giorni, tutto incluso e soprattutto senza alcuna franchigia per l’assicurazione. A posteriori l’isola è piena di autonoleggi locali che si fanno concorrenza, e quindi forse si riesce a risparmiare qualcosa prenotando in loco, ma non sono molti quelli che offrono franchigia nulla (anzi, non ne ho visti nessuno, o almeno nessuno la pubblicizzava… tenete conto che però, avendo già prenotato, non abbiamo cercato tanto).
L’esperienza con Cicar (che abbiamo utilizzato anche a Fuerteventura) è stata abbastanza positiva: tutte e due le volte avevamo prenotato una Opel Corsa del 2011, e ci hanno dato due Opel Astra, una Diesel e una Benzina, entrambe con quasi 100000 km ma in buono stato (anche se con qualche piccolo difetto in una guarnizione dello sportello posteriore la prima e con il paraurti frontale danneggiato la second). La benzina poi costa circa 1 euro, con il diesel che va intorno a 0.9, quindi rispetto a fare il pieno in Italia si risparmia un bel po’… Sarà per questo che tra due isole, in 12 giorni, abbiamo fatto 1700km? :P
Con l’auto ci siamo recati subito ad Arrecife, capitale dell’isola. E’ una città vera e propria, molto meno turistica rispetto alle altre località sulla costa, ma ha comunque qualche cosa di interessante da vedere: il castello di San Gabriel era una fortezza raggiungibile con un camminamento in pietra sull’acqua dalla terraferma (interrompibile mediante un ponte levatoio) da cui la città veniva tenuta sotto controllo dalle invasioni di eventuali aggressori. Un altro gioiello della città, che però abbiamo scoperto solo l’ultimo giorno, quando ci siamo tornati, è Playa de Reducto, spiaggia dalla sabbia bianca molto bella e riparata, in cui il mare, nel pomeriggio, si ritira e lascia una lunga striscia di bagnasciuga con acqua bassa, in cui potersi stendere e rilassarsi. Ovviamente il tutto con l’acqua cristallina e la sabbia chiara tipica di quest’isola.
Sempre ad arrecife merita una visita anche El Charco, una zona in cui il mare rientra verso il centro della città formando una laguna attorno a cui sono presenti qualche ristorante e un paio di locali.
Qui abbiamo scoperto una cosa tipica delle Canarie, che nei posti turistici non si avverte: alle 14 i negozi chiudono, ed inizia la siesta, che solitamente dura fino alle 17. E non viene fatta solo dai piccoli esercizi, ma anche dai centri commerciali e dai grandi supermercati. Questo rende ovviamente un po’ più complesso trovare qualcosa da fare nelle ore più calde della giornata, quando è sconsigliabile stare sulla spiaggia, ma è una prerogativa delle zone non turistiche, quindi non crea troppi problemi.
La Fundacion Cesar Manrique è diventataun museo dopo la morte dell'artista, che ha perso la vita nel 1992 a seguito di un incidente stradale. Manrique ha influenzato tutta l'architettura e l'urbanistica dell'isola (fa eccezione la sola Arrecife) e questa casa rappresenta il sunto della sua opera e della sua idea. Tutto qui è forma e integrazione con la natura e con l'ambiente circostante, qui le pareti bianche contrastano con il rosso e il nero del paesaggio vulcanico, e i giochi d'acqua rendono il posto magico. Contrariamente all'impressione che avevo avuto vedendo i lavori di Gaudì a Barcellona, questa casa è molto funzionale, si vede che tutto, oltre che come espressione artistica, è studiato per essere vissuto, non solo visto, dal barbecue ai divani, al laghettocon una piccola cascata. Tutti gli ambienti di origine vulcanica sono stati, nel sotterraneo, trasformati in stanze che valgono davvero la pena di essere viste.
Il giorno successivo, mentre tornavamo verso Puerto del Carmen, ci siamo fermati a Puerto Calero, pasino vicino in cui attraccano yacht e grosse barche che vengono a visitare l'isola. Si ha un grazioso pontile, costeggiato da deliziosi ristorantini di pesce e da eleganti negozietti, e le grosse barche fanno bella mostra di se. L'acqua, a dispetto del porto, è chiara e frequentata da grossi branchi di pesci. Ovviamente non è Montecarlo, ma è lo stesso una passeggiata gradevole :)
La seconda località turistica dell'isola, dopo Puerto del Carmen, è Costa Teguise. A pochi chilometri da Arrecife, anche questa località è piena di negozi e locali tra cui passeggiare. E' formata da 5 spiagge sabbiose molto grandi e spaziose, anche se a mio parere più brutte di Playa Grande.
Il venerdì sera si tiene a Costa Teguise un mercatino dell'artigianato abbastanza carino, e la piazza e le strade circostanti si popolano di turisti e di locali aperti fino a tardi. Il consiglio però è di non indugiare troppo nello shopping, perché l'isola offre altre occasioni a prezzi migliori la domenica mattina, quando si tiene il mercato di Teguise : questo mercato è davvero grande, e richiama turisti e visitatori locali da ogni parte dell'isola (e vengono addirittura organizzati dei tour dalla vicina Fuerteventura). Se arrivate in macchina, come noi, potete parcheggiare in uno dei tanti posteggi disponibili a pagamento (un paio di euro per tutta la mattinata) e poi tuffarvi in mezzo a banchi e banchetti. Qui si trovano gioielli e bigiotteria (soprattutto dell'onnipresente pietra lavica e di Olivina, tipica pietra di Lanzarote), artigianale o meno, prodotti tipici per il corpo all'Aloe (dal burro di cacao alle creme, ai saponi), magliette e souvenir vari, oltre che cibo a tanto altro. Gli abitanti locali organizzano anche piccole bande che suonano musica di Lanzarote, vestiti nei caratteristici abiti di queste isole. Un'esperienza da non perdere!
Devo dire che noi abbiamo davvero apprezzato lo shopping in questo mercato: prezzi bassi, ottima scelta e prodotti caratteristici!
Ma l'attrazione che più di tutte ci ha colpito è stata il "Jameos de Agua": un Jameos è un tunnel (in questo caso di origine vulcanica) il cui tetto è crollato, lasciandolo a cielo aperto. In questo tunnel la particolarità è che il tetto è crollato solo in parte, e nella parte intatta c'è una splendida pozza d'acqua davvero suggestiva. Non appena si scendono gli scalini ci si trova di fronte a questa grotta piena di acqua cristallina, davvero suggestiva! Attraversando il piccolo passaggio accanto alla pozza d'acqua lo spettacolo è suggestivo. In
questa pozza vive una specie di piccolo granchio unica al mondo, minacciata purtroppo dall'inciviltà delle persone, che buttano monetine nello specchio d'acqua, alterandone lo stato chimico.
Ai bordi dello specchio d'acqua sono stati realizzati un ristorante e un bar, che la sera nei weekend organizzano un aperitivo davvero suggestivo (anche se purtroppo non ci siamo stati). Oltre il ristorante sono presenti altri scalini, ricavati nella roccia, che portano a una bella piscina realizzata da Manrique, e intorno è stato realizzato un piccolo museo sull'attività vilcanica delle isole (non troppo interessante). che dire, il Jameos vale veramente la pena!!!
Gli 8 euro spesi sono ampiamente ripagati! Tanto che ci è dispiaciuto non visitare “Cueva de Los verdes”, un percorso che si snoda per un paio di chilometri nel sottosuolo tra grotte vulcaniche.
Tornando verso il sud abbiamo visitato anche il “Jardin de Cactus” (5€), un bel giardino in cui sono raccolte centinaia di specie diverse di queste belle piante grasse, alcune davvero grandi e interessanti.Il giardino è organizzato a cerchi su vari livelli, e nel mezzo sono presenti piccoli ruscelli e ponticini che ne fanno quasi un parco, divertente da percorrere a piedi. In fondo al giardino è presente anche un mulino a vento restaurato, che può essere visitato, simile a quelli che in passato venivano usati per macinare il miglio tostato o il mais per ottenere il “Gofio”, una farina tipica delle Canarie che viene usata praticamente in tutte le preparazioni culinarie di queste isole.
Una delle cose che invece abbiamo rimpianto è il "Mirador del Rio". Per ben due volte ci siamo recati fino all'estremità nord dell'isola per godere della splendida vista che, si dice, sia una delle più belle di Lanzarote, ma purtroppo entrambi i giorni abbiamo trovato nebbia (una volta il pomeriggio, una volta la mattina) e vento forte. Abbiamo comunque fatto una passeggiata vicino all'entrata, dove una stradina che si avventura lungo il costone roccioso permette di ammirare, anche tra la nebbia, "La Graciosa", ma sono convinto che se fossimo potuti scendere nel punto d'osservazione creato da Manrique in un giorno limpido lo spettacolo sarebbe stato incredibile! Se siete più fortunati di noi, il costo era di 4.5€, e all'interno dovrebbe essere presente anche un bar, da cui si gode di un panorama meraviglioso.
Nel pomeriggio del secondo tentativo fatto per il mirador siamo andata a "Yaiza", villaggio situato a sud di Lanzarote, che ha vinto più di una volta, almeno secondo la nostra guida, il titolo di paesino più bello di tutta la Spagna! A dire il vero non ci ha fatto una grandissima impressione (complice l'incavolatura di qualcuno per problemi alla macchina fotografica a causa della sabbia del giorno prima :P), ma è comunque vero che l'architettura del villaggio è particolare, ed è stata fonte di ispirazione per Manrique, che l'ha diffusa in tutta Lanzarote. In passato la cittadina è stata semidistrutta dalla grande ultima eruzione del vulcano "Timanfaya", ma oggi non se ne vedono gli effetti. Passando abbiamo visto anche il ristorante La Era, che la nostra guida indicava come elegante ristorante creato e disegnato da Manrique stesso.
Da "Yaiza" si può dirigersi verso il malpais, come lo chiamano qui, il territorio arido e vulcanico dove si coltivano le viti. Nella valle de "La Geria" lo spettacolo è incredibile: il terreno è inospitale e coperto di sabbia vulcanica, nella quale gli abitanti hanno creato delle conche nelle quali mettere le viti, una per ogni conca. Ogni conca è attentamente riparata da un muretto di rocce laviche, a forma di ferro di cavallo. L'impressione è quasi quella di una struttura artistica, piuttosto che di una coltivazione. Da queste viti nasce un'uva molto particolare, per la composizione del terreno, e si produce un Malvasia dolce molto buono.
Lungo il malpais si trovano diverse botteghe che vendono vino o organizzano escursioni ai vigneti: noi ci siamo fermati a "El Grifo", consigliato dalla nostra guida e "bodega" più antica delle Canarie. Devo dire che il vino ci è piaciuto molto :)
Il giorno successivo siamo stati al "Parco nazionale del Timanfaya", e lo spettacolo non ci ha deluso!!! All'entrata del parco nazionale una stradina si avventura in un paesaggio surreale, sembra di essere in un dipinto di Dalì. La pietra lavica secca ai bordi della strada riporta ancora le forme solidificate del magma che eruttò dal vulcano più di 200 anni fa, e sembra di muoversi in uno scenario di un altro pianeta!!! Dopo poco si trova un punto di osservazione, da cui si possono scattare alcune foto (se si resiste al vento forte) e da cui partono anche i giri sui dromedari alle pendici del vulcano! I dromedari sono equipaggiati con un doppio sedile, in cui due persone si siedono una da una parte e una dall'altra della gobba (eventualmente con un bambino in mezzo) e ci si avvia per le pendici del monte! Purtroppo non abbiamo fatto il giro :(
Poco più avanti, senza alcuna segnalazione decente (tanto che lo abbiamo superato per poi tornare indietro... ) si trova l'ingresso che porta all'"Islote de Hilario", dove si trova un ristorante e da dove parte il piccolo bus che porta lungo tutto il percorso intorno ai crateri del timanfaya, fino in cima. Il percorso è spettacolare: si vedono crateri e strapiombi, e si possono osservare i canali dove scorreva la lava, e i tunnel crollati, il tutto con una audio guida che racconta la storia della grande eruzione. Anche il ristorante è interessante: negli 8 euro sono inclusi, oltre all'accesso, il giro in autobus e una dimostrazione della forza del vulcano; i tre fenomeni mostrati sono la paglia che si incendia se buttata in una buchetta di non più di 4 metri di profondità (in cui la temperatura già supera i 300°C), dei Geyser che si sprigionano buttando dell'acqua in alcuni tubi piantati nel terreno e soprattutto un grill posto sopra un pozzo vulcanico, dove la carna(degli spiedini nel nostro caso :P) viene grigliata e cotta grazie al calore del vulcano, e rappresenta la più grande attrazione di questo ristorante.
Inutile dire che la visita vale senza dubbio il prezzo del biglietto!
L'ultimo giorno prima di andar via siamo andati nel sud dell'isola, a vedere le spiagge di Playa Blanca. Questa rappresenta il terzo polo turistico di Lanzarote, dopo Playa del Carmen e Costa Teguise. E' formata da alcune baie di spiagge sabbiose, in genere meno ventose che nel resto dell'isola. A Playa Blanca c'è anche un grazioso molo pieno di negozietti di souvenir e di ristoranti caratteristici.
Le spiagge sono chiare e molto belle, e il mare limpido, anche se sono più piccole e più affollate rispetto a quelle delle altre due località.
Poco distante dal molo c'è il porto, da cui partono i traghetti per Fuerteventura e per le escursioni per vedere il fondale marino o visitare la famosa Playa de Papagayo (che non abbiamo visto). E' qui che la mattina del giorno dopo siamo venuti a riconsegnare la nostra macchina e siamo saliti a bordo del Fuerteventura Express (12 euro a persona), da cui abbiamo dato un saluto a questa meravigliosa isola che è Lanzarote, e che ci ha portato, in 45 minuti, a Corallejo, porto turistico a nord di Fuerteventura... Ma questa è un'altra storia!
domenica, dicembre 20, 2009
The end of the year
In genere, quando si avvicina la fine dell'anno si iniziano a fare i bilanci dell'anno trascorso, prima di pensare a quello che ci potrebbe portare il nuovo anno,e ai buoni propositi che ci siamo prefissati (e che puntualmente verranno disattesi :P). In generale sarebbe buona norma prendere l'elenco dei propositi scritto l'anno precendente e cedere cosa siamo stati capaci di fare e cosa invece richiede più impegno da parte nostra, anche per il nuovo anno.
Ma in realtà questa attività di solito è inutile... Primo perché spesso i buoni propositi restano tali, e a distanza di un anno ci sembrerebbe di non aver combinato nulla di buono, e secondo perché non è detto che ci sembrava utile e doveroso fare o diventare un anno prima sia quello di cui si ha bisogno anche quest'anno...
E quindi questi post non sarà un post di propositi disattesi e di impegni disillusi, perché credo che non serva a niente guardare il passato.. Credo che se da un anno abbiamo imparato qualcosa, beh.. Quella cosa è ciò di cui si deve fare tesoro. E guardandomi indietro a cosa ho imparato in quest'anno alcune cose mi vengono in mente...
Ho imparato che devi sempre cercare di goderti quello che hai, senza mai darlo per scontato. Perché può succedere qualcosa che ti fa capire che quello che avevi era bello, ma sarà difficile poi riaverlo indietro.
Ho imparato che non è mai troppo tardi per cambiare, o per cercare di farlo. E' sempre utile chiedersi a che punto siamo, chiedersi se siamo la persona che vorremmo essere, e se non lo siamo provare a cambiarla. Ci aiuta a stare meglio e a essere migliori. E non dobbiamo avere paura di mettersi in gioco, di confrontarsi con noi stessi, anche se spesso non è facile. Aiuta a crescere, e di crescere non si smette mai.
Ho imparato che tutte le amicizie vanno coltivate. Non vanno trascurate mai, bisogna sempre lavorarci. Le amicizie più forti, anche se riceveranno dei colpi o saranno scalfite, riusciranno sempre a durare. Altre, invece, si riveleranno essere più deboli e fragili, indipendentemente dalla nostra volontà, ma l'importante è averci provato. L'amicizia non va data mai per scontata, ne da parte propria ne da parte dell'altra persona... Si rischia di rimanerci molto male, o di far rimanere male gli altri. L'importante è tenersi strette le amicizie importanti, che sono poche e difficili da trovare...
Ed è strano come ci siano persone che frequenti spesso ma con cui alla fine il rapporto di amicizia non è così profondo, mentre ci sono persone che vedi molto raramente, ma con le quali ogni volta che ti incontri ti senti a casa, come se il tempo si fosse fermato.
Ho imparato che il destino di milioni di persone è nelle mani di pochi, e che se questi pochi fanno una cazzata ne paghiamo le conseguenze tutti. In realtà non l'ho imparato quest'anno, ma è sempre meglio ricordarsene.
Ho imparato che alle Canarie il tempo può anche essere diverso da quello che ti aspettavi :P
Ho imparato che le persone sono difficili da capire. Spesso è complicato comprendere quello che passa loro per la testa, cos'è che guida i loro comportamenti, il perché di certe loro scelte. E tutte le persone, anche quelle che credi di conoscere meglio, ti possono sorprendere, positivamente o negativamente. Perché è impossibile conoscere tutti gli anfratti e i meandri della mente e del cuore di una persona. L'importante è cercare sempre di capire le persone che ci stanno vicino, cercare di capire cosa le porta a comportarsi in un certo modo. Cercare di non giudicarle, mai. Criticarle magari, non giustificarle, ma mai giudicarle (nei limiti del possibile :P). Ognuno si vive la sua vita a modo suo, e ognuno è responsabile delle proprie azioni.
Ho imparato che spesso fingere è il solo modo per avere una convivenza pacifica. :P Mi raccomando ragazze, a letto non vale :P
Ho imparato che le persone sono egocentriche. Moltissimi pensano che il mondo giri tutto intorno a loro, che tutto quello che gli altri fanno sia in qualche modo collegato a quello che pensano o fanno nei loro confronti e si sentono attaccati, offesi o trascurati.
Vi dico un segreto: alla maggior parte delle persone non frega nulla di quello che gli altri fanno :P Sono egocentriche, come voi che pensate che in realtà glie ne importi :P
Ho imparato che nella vita non si può mai dire mai, davvero... Non si sa mai quello che potrebbe capitare. ^_^
Ho imparato che per quanto doloroso e impegnativo possa essere avere un figlio, avere un bambino è una delle cose più belle di tutte. E anche un nipotino non è male :P
Ho imparato che quando viene molta neve forse è meglio stare chiusi in casa, senza arrischiarsi ad andare in giro, perché i mezzi di trasporto potrebbero tradirti :P Certo, se lo fai per non lasciare sola una persona importante è tutto giustificato ^_^
Ma in realtà questa attività di solito è inutile... Primo perché spesso i buoni propositi restano tali, e a distanza di un anno ci sembrerebbe di non aver combinato nulla di buono, e secondo perché non è detto che ci sembrava utile e doveroso fare o diventare un anno prima sia quello di cui si ha bisogno anche quest'anno...
E quindi questi post non sarà un post di propositi disattesi e di impegni disillusi, perché credo che non serva a niente guardare il passato.. Credo che se da un anno abbiamo imparato qualcosa, beh.. Quella cosa è ciò di cui si deve fare tesoro. E guardandomi indietro a cosa ho imparato in quest'anno alcune cose mi vengono in mente...
Ho imparato che devi sempre cercare di goderti quello che hai, senza mai darlo per scontato. Perché può succedere qualcosa che ti fa capire che quello che avevi era bello, ma sarà difficile poi riaverlo indietro.
Ho imparato che non è mai troppo tardi per cambiare, o per cercare di farlo. E' sempre utile chiedersi a che punto siamo, chiedersi se siamo la persona che vorremmo essere, e se non lo siamo provare a cambiarla. Ci aiuta a stare meglio e a essere migliori. E non dobbiamo avere paura di mettersi in gioco, di confrontarsi con noi stessi, anche se spesso non è facile. Aiuta a crescere, e di crescere non si smette mai.
Ho imparato che tutte le amicizie vanno coltivate. Non vanno trascurate mai, bisogna sempre lavorarci. Le amicizie più forti, anche se riceveranno dei colpi o saranno scalfite, riusciranno sempre a durare. Altre, invece, si riveleranno essere più deboli e fragili, indipendentemente dalla nostra volontà, ma l'importante è averci provato. L'amicizia non va data mai per scontata, ne da parte propria ne da parte dell'altra persona... Si rischia di rimanerci molto male, o di far rimanere male gli altri. L'importante è tenersi strette le amicizie importanti, che sono poche e difficili da trovare...
Ed è strano come ci siano persone che frequenti spesso ma con cui alla fine il rapporto di amicizia non è così profondo, mentre ci sono persone che vedi molto raramente, ma con le quali ogni volta che ti incontri ti senti a casa, come se il tempo si fosse fermato.
Ho imparato che il destino di milioni di persone è nelle mani di pochi, e che se questi pochi fanno una cazzata ne paghiamo le conseguenze tutti. In realtà non l'ho imparato quest'anno, ma è sempre meglio ricordarsene.
Ho imparato che alle Canarie il tempo può anche essere diverso da quello che ti aspettavi :P
Ho imparato che le persone sono difficili da capire. Spesso è complicato comprendere quello che passa loro per la testa, cos'è che guida i loro comportamenti, il perché di certe loro scelte. E tutte le persone, anche quelle che credi di conoscere meglio, ti possono sorprendere, positivamente o negativamente. Perché è impossibile conoscere tutti gli anfratti e i meandri della mente e del cuore di una persona. L'importante è cercare sempre di capire le persone che ci stanno vicino, cercare di capire cosa le porta a comportarsi in un certo modo. Cercare di non giudicarle, mai. Criticarle magari, non giustificarle, ma mai giudicarle (nei limiti del possibile :P). Ognuno si vive la sua vita a modo suo, e ognuno è responsabile delle proprie azioni.
Ho imparato che spesso fingere è il solo modo per avere una convivenza pacifica. :P Mi raccomando ragazze, a letto non vale :P
Ho imparato che le persone sono egocentriche. Moltissimi pensano che il mondo giri tutto intorno a loro, che tutto quello che gli altri fanno sia in qualche modo collegato a quello che pensano o fanno nei loro confronti e si sentono attaccati, offesi o trascurati.
Vi dico un segreto: alla maggior parte delle persone non frega nulla di quello che gli altri fanno :P Sono egocentriche, come voi che pensate che in realtà glie ne importi :P
Ho imparato che nella vita non si può mai dire mai, davvero... Non si sa mai quello che potrebbe capitare. ^_^
Ho imparato che per quanto doloroso e impegnativo possa essere avere un figlio, avere un bambino è una delle cose più belle di tutte. E anche un nipotino non è male :P
Ho imparato che quando viene molta neve forse è meglio stare chiusi in casa, senza arrischiarsi ad andare in giro, perché i mezzi di trasporto potrebbero tradirti :P Certo, se lo fai per non lasciare sola una persona importante è tutto giustificato ^_^
martedì, novembre 10, 2009
La caduta del muro
Ormai lo sapete, questo blog lo aggiorno solo raramente.. Ma il 9 Novembre, lunedì, è stato festeggiato il ventennale di un evento che ha segnato la storia moderna, e senza il quale oggi probabilmente staremo parlando (e vivendo) di un mondo completamente diverso da quello odierno: la caduta del muro di Berlino, che segna la fine della Guerra Fredda e uno degli eventi che ha cancellato la Cortina di Ferro.
Ho un'età, 27 anni, per la quale la caduta del muro non rappresenta che uno sfocato ricordo, una notizia appena sentita, senza essere riusciti a viverla, a capire cosa questa ha rappresentato... Ma oggi, a 20 anni di distanza, leggere le testimonianze e sentire i racconti di persone che quel momento lo hanno visto a pieno, ci si rende conto di cosa ha rappresentato, di come alle soglie degli anni novanta fossimo ancora lontani da cose che oggi diamo per scontate.
Il muro fu eretto nei primi anni sessanta.. In una notte la DDR decise di tirare su il muro per separare la germania dell'est dall'occidente e dal capitalismo, e per impedire l'esodo e la fuga di migliaia di tedeschi che volevano spostarsi verso il ricco occidente (ufficialmente la "Barriera di protezione antifascista"). Da un giorno all'altro persone abituate a vedersi tutti i giorni, che vivevano a contatto l'uno con l'altro, si sono trovate separate da un muro impossibile da attraversare... Persone che si vedevano tutti i giorni a lavoro, in strada, sulla metropolitana e sul tram, si sono trovati in due nazioni diverse, senza poter più comunicare...
Dopo i primi tempi, sotto l'influenza e la repressione sovietica, il muro è diventato sempre più imponente e inaccessibile, con torri di guardia e soldati sui camminamenti, e pochissime possibilità di attraversarlo, solo temporaneamente e grazie a permessi speciali.
Molte persone hanno tentato di attraversare il muro, qualcuno ce l'ha fatta, mentre altri sono morti nel tentativo, uccisi dai soldati della DDR e lasciati morire dissanguati di fronte alle tv occidentali.. Se si pensa che sono passati solo 20 anni vengono i brividi!!!
E ancora oggi l'integrazione non è completa.. Ma 20 anni fa era impressionante: mi diceva un collega che nel 90 è andato a Berlino in vacanza, e si vedevano paesi che sembravano rimasti agli anni 50, tutti grigi, senza nessuna insegna, senza negozi né divertimenti.
La caduta del muro ha fatto di Berlino una delle città più vive dell'intera Europa, piena di giovani, di movimento, arte e libertà d'espressione... Ed è proprio la libertà la parola chiave: non dobbiamo mai dimenticare che la libertà e l'unità non sono cose scontate, che moltissime persone hanno lottato e sofferto per raggiungerla, per ottenerla, sono morte sfidando chi gliela negava.
A volte noi giovani dobbiamo ricordarci di certi eventi, leggere e rivivere i racconti di chi è più vecchio di noi, e non dare troppo per scontato il mondo in cui viviamo...
Ho un'età, 27 anni, per la quale la caduta del muro non rappresenta che uno sfocato ricordo, una notizia appena sentita, senza essere riusciti a viverla, a capire cosa questa ha rappresentato... Ma oggi, a 20 anni di distanza, leggere le testimonianze e sentire i racconti di persone che quel momento lo hanno visto a pieno, ci si rende conto di cosa ha rappresentato, di come alle soglie degli anni novanta fossimo ancora lontani da cose che oggi diamo per scontate.
Il muro fu eretto nei primi anni sessanta.. In una notte la DDR decise di tirare su il muro per separare la germania dell'est dall'occidente e dal capitalismo, e per impedire l'esodo e la fuga di migliaia di tedeschi che volevano spostarsi verso il ricco occidente (ufficialmente la "Barriera di protezione antifascista"). Da un giorno all'altro persone abituate a vedersi tutti i giorni, che vivevano a contatto l'uno con l'altro, si sono trovate separate da un muro impossibile da attraversare... Persone che si vedevano tutti i giorni a lavoro, in strada, sulla metropolitana e sul tram, si sono trovati in due nazioni diverse, senza poter più comunicare...
Dopo i primi tempi, sotto l'influenza e la repressione sovietica, il muro è diventato sempre più imponente e inaccessibile, con torri di guardia e soldati sui camminamenti, e pochissime possibilità di attraversarlo, solo temporaneamente e grazie a permessi speciali.
Molte persone hanno tentato di attraversare il muro, qualcuno ce l'ha fatta, mentre altri sono morti nel tentativo, uccisi dai soldati della DDR e lasciati morire dissanguati di fronte alle tv occidentali.. Se si pensa che sono passati solo 20 anni vengono i brividi!!!
E ancora oggi l'integrazione non è completa.. Ma 20 anni fa era impressionante: mi diceva un collega che nel 90 è andato a Berlino in vacanza, e si vedevano paesi che sembravano rimasti agli anni 50, tutti grigi, senza nessuna insegna, senza negozi né divertimenti.
La caduta del muro ha fatto di Berlino una delle città più vive dell'intera Europa, piena di giovani, di movimento, arte e libertà d'espressione... Ed è proprio la libertà la parola chiave: non dobbiamo mai dimenticare che la libertà e l'unità non sono cose scontate, che moltissime persone hanno lottato e sofferto per raggiungerla, per ottenerla, sono morte sfidando chi gliela negava.
A volte noi giovani dobbiamo ricordarci di certi eventi, leggere e rivivere i racconti di chi è più vecchio di noi, e non dare troppo per scontato il mondo in cui viviamo...
lunedì, settembre 14, 2009
Un anno dopo!
E' tantissimo che non pubblico un nuovo post, ma oggi mi trovo a commentare il primo anniversario di un evento che, volente o nolente, ha segnato la nostra storia moderna. Un anno fa le televisioni trasmettevano le immagini dei dipendenti di una delle più grandi banche d'affari americane, Lehman Brothers, che uscivano in gruppo dai loro uffici, con in mano degli scaatoloni colmi di roba accumulata negli anni... Senza entrare in discussione sulla differenza tra il modello europeo e quello americano, che concede opportunità ad ogni passo, ma che è capace di toglierti tutto da un giorno a un altro, quell'evento ha segnato un punto importante nella nostra storia recente, è l'evento simbolo di una crisi finanziaria globale che ha toccato, bene o male, tutti! I dipendenti della società si sono ritrovati senza lavoro da un giorno ad un altro, gli azionisti grandi e piccoli hanno visto trasformare i loro titoli in carta straccia all'apertura della borsa, e i 150 miliardi di debito obbligazionario sono ancora lì che aspettano di essere rimborsati ai creditori.
E intanto ci si chiede se sia stato giusto lasciar fallire un colosso come Lehman, se non si siano sottovalutate le conseguenze, se il punirne uno per educarne cento non sia stato un errore. perché prima di Lehman sono state salvate Fannie Mae e le grosse case di mutui, o i colossi assicurativi (AIG in testa) e dopo Lehman sono state salvate tutti i grossi gruppi bancari del paese (Citigroup e Merryl lynch in testa, quest'ultima inglobata da Bank of America) e del resto del mondo (penso a RBS, ad esempio, ma come questa moltissimi altri). E ci si chiede se alla fine i poveri investitori e i poveri dipendenti di Lehman non siano solo stati più sfortunati di altri, che allo stesso modo hanno rischiato la bancarotta. Si è temuto il collasso del sistema, che non c'è stato anche grazie ai continui salvataggi e all'impegno dei governi,e alla crisi che stiamo pagando tutti, in un modo o nell'altro.
E oggi, a un anno di distanza, cosa possiamo dire di Lehman? Le borse, dai minimi di marzo, sono tornate prepotentemente a crescere.. Gli stipendi dei manager (ricordiamo che la guida di Lehman Brothers, Richard Fuld, guadagnava più di 60 milioni di $ l'anno, quando ha portato la sua azienda alla bancarotta. Le banche hanno presentato bilanci in attivo anche grazie ai cambiamenti delle regole di bilancio fatte dai governi, e iniziano a reinvestire in titoli che, se non sono tossici, possiamo dire almento "complessi". Le banche hanno stretto il credito alle imprese e ai cittadini, aumentando gli spread nonostante i tassi molto bassi, e quasi tutte le aziende stanno collocando sul mercato, ormai drogato di liquidità, dei bond a tassi concorrenziali per miliardi di euro, mentre i bot a tre mesi ormai hanno rendimenti negativi, e i tassi in Svezia sono sotto allo zero (in pratica le banche perdono soldi, se li lasciano depositati presso la banca centrale).
Quindi è cambiato tutto o non è cambiato niente?? l'impressione (personale, si intende) è che questa crisi sia una crisi che non trova riscontro in crisi precedenti, è la prima vera crisi globale in senso lato, in cui è fallito un colosso della finanza e in cui poi si è lottato e combattuto per non far crollare il sistema finanziario stesso, a ragione o a torto... Ma quello che non si è capito è che se non cambiano le regole la natura stessa di questo sistema finanziario rischia di farci precipitare in una nuova crisi, e stavolta il botto potrebbe essere tale da non riuscire a fermare la deflagrazione.
Speriamo di non farsi troppo male..
E intanto ci si chiede se sia stato giusto lasciar fallire un colosso come Lehman, se non si siano sottovalutate le conseguenze, se il punirne uno per educarne cento non sia stato un errore. perché prima di Lehman sono state salvate Fannie Mae e le grosse case di mutui, o i colossi assicurativi (AIG in testa) e dopo Lehman sono state salvate tutti i grossi gruppi bancari del paese (Citigroup e Merryl lynch in testa, quest'ultima inglobata da Bank of America) e del resto del mondo (penso a RBS, ad esempio, ma come questa moltissimi altri). E ci si chiede se alla fine i poveri investitori e i poveri dipendenti di Lehman non siano solo stati più sfortunati di altri, che allo stesso modo hanno rischiato la bancarotta. Si è temuto il collasso del sistema, che non c'è stato anche grazie ai continui salvataggi e all'impegno dei governi,e alla crisi che stiamo pagando tutti, in un modo o nell'altro.
E oggi, a un anno di distanza, cosa possiamo dire di Lehman? Le borse, dai minimi di marzo, sono tornate prepotentemente a crescere.. Gli stipendi dei manager (ricordiamo che la guida di Lehman Brothers, Richard Fuld, guadagnava più di 60 milioni di $ l'anno, quando ha portato la sua azienda alla bancarotta. Le banche hanno presentato bilanci in attivo anche grazie ai cambiamenti delle regole di bilancio fatte dai governi, e iniziano a reinvestire in titoli che, se non sono tossici, possiamo dire almento "complessi". Le banche hanno stretto il credito alle imprese e ai cittadini, aumentando gli spread nonostante i tassi molto bassi, e quasi tutte le aziende stanno collocando sul mercato, ormai drogato di liquidità, dei bond a tassi concorrenziali per miliardi di euro, mentre i bot a tre mesi ormai hanno rendimenti negativi, e i tassi in Svezia sono sotto allo zero (in pratica le banche perdono soldi, se li lasciano depositati presso la banca centrale).
Quindi è cambiato tutto o non è cambiato niente?? l'impressione (personale, si intende) è che questa crisi sia una crisi che non trova riscontro in crisi precedenti, è la prima vera crisi globale in senso lato, in cui è fallito un colosso della finanza e in cui poi si è lottato e combattuto per non far crollare il sistema finanziario stesso, a ragione o a torto... Ma quello che non si è capito è che se non cambiano le regole la natura stessa di questo sistema finanziario rischia di farci precipitare in una nuova crisi, e stavolta il botto potrebbe essere tale da non riuscire a fermare la deflagrazione.
Speriamo di non farsi troppo male..
giovedì, luglio 24, 2008
Addio a un amico

E' moltissimo che non scrivo su questo blog, sono passati mesi ormai dal mio ultimo post, e devo dire che ho pensato più volte di chiuderlo. In questi tempi non ho granché da scrivere, non ho lo stimolo di mettere i miei pensieri nero su bianco. La scrittura è così, te la devi sentire, non serve a niente imporsi di scrivere qualcosa ogni giorno, un pensiero o una riflessione. E' giusto solo scrivere quello che ci si sente, quando ci si sente.
E oggi ho sentito il bisogno di scrivere, per salutare un amico che in questi due anni ha fatto parte della mia vita. Ricordo quando, tanti mesi fa, andammo alla ricerca di questa piccola creatura, come gli ho costruito la gabbietta e comprato cibo e accessori ben prima di trovarlo. E come la commessa ce lo fece scegliere, e io vidi quella piccola pallina di pelo un po' addormentata e molto tranquilla... E poi il viaggio in macchina, con Parmi piccolo e spaventato in una scatolina di plastica. Era spelacchiato, poverino, e molto nervoso.
I primi giorni furono difficili, non so se per il cambiamento di clima o per altro. E ricordo che tutti mi dicevano che lo avevo da pochissimo, e che se fosse morto ne avrei preso un altro.. Ma per me non era così, era lui il mio nuovo piccolo amico. Non era una cosa che poteva essere sostituita, era una piccola creatura di cui prendersi cura ^_^
Mi ricordo che gli mettevo l'acqua vicino, gliela facevo leccare dal mio dito per paura che non bevesse, e gli mettevo vicino ogni genere di cibo
, per cercare qualcosa che volesse mangiare, visto che sembrava non avere appetito. Alla fine trovai delle palline di semi e miele che gli piacevano, e pian piano, mangiando, iniziò a riprendersi. E come quasi tutti gli essere che patiscono la fame da piccoli, si è rifatto con gli interessi, il ciccione^_^
Se ci ripenso mi sembra ieri!!! Le serate passate a pulirgli la gabbia, o a tirarlo fuori e farlo passeggiare per la cucina, per la sala, o a metterlo dentro la ruota che l'Ele gli aveva comprato a Viareggio. Ogni volta che in frigo vedevo frutta, verdura, formaggio o altro, pensavo di dargliene un pezzetto, che gli potesse piacere, e glielo portavo su :)
E la sera, prima di andare a letto, gli davo da mangiare, lo prendevo in braccio, lo coccolavo. Lo accarezzavo sulla pancia e sulla testolina! Gli ho voluto tanto bene!!
In questi giorni in molti mi hanno detto che con questi animaletti è così, che si sa che la loro vita non è molto lunga, e che ci si affeziona e poi si è costretti a lasciarli, che è meglio non prenderli. Io però non sono d'accordo: quello che ti danno gli animali vale sicuramente la pena di essere vissuto! Il veder crescere una piccola creatura che ti fa compagnia, una piccola palla di pelo che mangia dalle tue mani, si fa accarezzare, gioca e dorme, ti rende le giornate più piacevoli.
E anche se ora sono triste per averlo perso sono davvero felice di averlo avuto, e dei momenti passati insieme.
Addio, Parmi!
Ti ho voluto bene piccolo ciccione!
domenica, febbraio 24, 2008
Uff
A volte vorrei essere diverso! Non so se il discorso ha molto senso, ma mi piacerebbe, ogni tanto, essere una persona più menefreghista, più stronza, riuscire a pensare solo a me stesso, smettere di preoccuparmi di questo o di quello, di chi pensa cosa, di chi può rimanere male per qualcosa, di come la gente vorrebbe che mi comportassi, o di come dovrei comportarmi. Non lo so, è strano. In realtà io non vorrei essere così, anche perché tutte le persone che mi stanno intorno non lo meritano. Non meriterebbero di avere accanto a loro una persona egoista e menefreghista. Però a volte vorrei sapere cosa si prova. Vorrei essere in grado di non essere condizionato da quello che vogliono gli altri, dal volerli accontentare, dal non volerli scontentare. A volte mi sento come se mi comportassi come vogliono gli altri, non come vorrei veramente. Anche se non è una cosa logica, non è che lo faccio razionalmente. A volte nemmeno mi rendo conto se il mio comportamento è effettivamente quello che vorrei/dovrei avere o se invece è quello che ritengo che gli altri vorrebbero da me.. Boh, non lo so, a volte non riesco nemmeno a capire quello che voglio, mi arrabbio per nulla con persone che sicuramente non lo meritano, sono irritabile e nervoso senza alcun motivo, e ci sto davvero male! E non so cosa fare per cambiare...
domenica, novembre 25, 2007
We're that story!
La storia siamo noi! Questo è il titolo di questo blog, il titolo che scelsi ormai più di un anno fa per queste pagine che avrebbero dovuto, in un modo o nell'altro, raccontare la vita e le storie mie e di chi mi circonda...
La storia siamo noi, quindi! E oggi è stato commemorato il 25esimo anniversario della pallavolo Campi, anniversario a cui hanno partecipato moltissime persone, di tutte le età. E vedendo tante persone, salutando tanti amici e tanti conoscenti di vecchia o meno vecchia data, tante persone che hanno attraversato la tua vita, devo dire che l'impressione è stata quella di appartenere in qualche modo alla storia di questa squadra. Vedere le foto e i filmati di quando eravamo piccoli ( o giovani, dirà qualcuno :P), rivedere le vecchie squadre, le vecchie maglie, e soprattutto i vecchi amici (molti dei quali sono amici di oggi) è questo che si sente! Perché la storia di questa squadra siamo anche noi... O meglio: Questa è la nostra storia!
La storia siamo noi, quindi! E oggi è stato commemorato il 25esimo anniversario della pallavolo Campi, anniversario a cui hanno partecipato moltissime persone, di tutte le età. E vedendo tante persone, salutando tanti amici e tanti conoscenti di vecchia o meno vecchia data, tante persone che hanno attraversato la tua vita, devo dire che l'impressione è stata quella di appartenere in qualche modo alla storia di questa squadra. Vedere le foto e i filmati di quando eravamo piccoli ( o giovani, dirà qualcuno :P), rivedere le vecchie squadre, le vecchie maglie, e soprattutto i vecchi amici (molti dei quali sono amici di oggi) è questo che si sente! Perché la storia di questa squadra siamo anche noi... O meglio: Questa è la nostra storia!
lunedì, novembre 19, 2007
Sogni di Rock'n'Roll
Era tantissimo che non mi succedeva... Stai lì, apri un libro quasi per curiosità.. Lo hai comprato, pensi che ti piacerà, ma lo apri solo per dargli un'occhiata, per vedere come inizia e cosa dice. E poi continui a leggerlo. Le parole scorrono, le pagine si susseguono, giri pagine senza nemmeno rendertene conto. Lo divori! Magari sei stanco, e le parole nemmeno si fissano bene in mente, ma mentre le leggi ti lasciano comunque qualcosa... Ed è strano come questo libro non sia una storia avvincente, un thriller, un racconto che non vedi l'ora di sapere come va a finire. Sono le parole, sulla carta, di un cantautore di Correggio, raccontate con un'intervista\conversazione curata da Massimo Cotto, giornalista che non conoscevo, lo ammetto.
E come ho aperto questo libro l'ho divorato, letteralmente, leggendo tutto quello che il Liga aveva da dire. La chiacchierata scorre bene, senza intoppi o forzature, e ci mostra un Luciano cambiato dalle sue esperienze, forse una persona più matura e pacata. Nelle sue parole si legge quello che le sue canzoni comunicano, la sofferenza e il sollievo, il contatto con la morte, la fine di un matrimonio e di un lungo amore, l'inizio di una nuova relazione, la nascita dei figli... La vita!
O come dice lui, le emozioni. Perché è questo, secondo il Liga, che ti spinge a fare canzoni, l'idea di avere qualcosa da dire, da raccontare, e l'emozione che provi nel farlo. E se poi devi spiegare a parole qual è il senso di una canzone, perché hai scritto una determinata strofa, perché in quel momento pensavi qualcosa, allora hai mancato l'obiettivo, perché la canzone si deve spiegare da sola.
Emerge da questa chiacchierata, dicevo, tutto quello che i suoi cd ci hanno raccontato. Ogni album è una fotografia, un'istantanea di quello che era Ligabue a quell'età. E' un cantante atipico, di quelli che sono usciti tardi, diventati famosi tardi... Il suo "Ligabue" è del 1990, esce quando lui ha già 30 anni, troppi se si paragonano ai cantanti di oggi, soprattutto sulla scena internazionale. Ma il Liga emerge e l'album è un successo, nonostante gli arrangiamenti ancora acerbi, e già ci sono tutti gli elementi che lo hanno reso grande: parla di vita vissuta, di sesso ("balliamo sul mondo", in cui il sesso è puro divertimento, metaforizzato con il ballo), d'amore ("Piccola stella senza cielo" resta ancora una delle canzoni d'amore più dolci che siano mai state scritte, a mio parere ^_^), della musica e del Bar ("Sogni di Rock'n'Roll" e "Bar Mario su tutte"). Molto ricorrente il tema del bar: bar come punto di aggregazione, come unione di più elementi caratteristici, il tipico bar di paese, un bar Mario in parte vero e in parte frutto di fantasia. E poi si affaccia il tema della padronanza della propria vita, del pagare i propri errori e i propri sbagli, di viversi la vita per scelta propria ("Ci han concesso solo una vita:
soddisfatti o no qua non rimborsano mai e calendari a chiederci se stiamo prendendo abbastanza, abbastanza. Se per ogni sbaglio avessi mille lire che vecchiaia che passerei"), tema che sarà ripreso più volte ("Questa è la mia vita" su tutte).
Parla a ruota libera il Liga, e racconta dei successi e degli insuccessi suoi e dei suoi personaggi, delle storie di "Lambrusco, Coltelli, Rose e Popcorn", della sessualità libera e non costretta da una morale che la limita ("Libera Nos a Malo"), fino a un futuro in cui questa viene limitata dai vigilantes nel 2123, in cui già Luciano ci anticipa l'idea che sta alla base di "La neve se ne frega", sicuramente ancora molto acerba e non sviluppata, ma già presente come idea di fondo nella mente dell'artista.
Non si nasconde Ligabue, non nasconde i periodi difficili, l'album che lo porta al divorzio con gli Orazero ("Sopravvissuti e Sopravviventi", un titolo che a distanza di anni non sa spiegare), il suo album più cupo in un momento in cui tutto gli gira bene. Il pubblico non lo approva, i concerti si svuotano (ma oggi è da alcuni considerato il suo miglior disco, e fra i 100 che più hanno inciso nella canzone italiana). E qui Liga rivela una vena un po' malinconica, cupa, ma anche una vena ironica e di reazione. Racconta storie che si incrociano, racconti di persone semplici, in difficoltà, o che vivono nonostante tutto, a volte con ironia, a volte con malinconia. Penso a "I duri hanno due cuori", a "La ballerina del carillon" e a "Piccola città eterna". E ci mostra più in dettaglio uno di questi personaggi, un "Walter il Mago" che fa tenerezza per la sua "giacca sbagliata", ma che gli amici "fanno sentire una star", perché i compagni del bar, o le persone che vivono in questo piccolo paese si sentono tutt'uno, si aiutano contro le difficoltà. E ancora ritorna il tema della vita che va vissuta da soli, in cui ci scegliamo il nostro destino, della vita in cui bisogna farcela, anche se non come concetto triste, ma come dato di fatto ("Per ogni giorno caduto dal cielo e capitato bene o male a terra
con la tua guerra che non c'e' chi perde ne' pero' chi vince.
Per ogni amore sbagliato d'un pelo oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino e sei il solo a non spingere." Riporto solo una parte ma tutta "Quando tocca a te" è un piccolo capolavoro, la adoro!). E poi il capolavoro di questo cd, quella "Ho messo via" che non ha bisogno di parole. Quella canzone che la senti e non la commenti, perché ogni commento non aggiunge nulla, anzi, limita l'emozione che ti ha dato.
Dalle difficoltà Luciano si tira su, esce un "A che ora è la fine del mondo" in cui raccoglie vecchie canzoni inedite e le attacca a un singolo aggressivo, quasi rap, producendo un cd che, nonostante non mi piaccia granché, vende e lo risolleva, e lo vede comporre il suo nuovo gruppo: Capitan Fede Poggipollini, Mel Previte, Robbie Sanchez Pellati, Antonio Rigo Righetti.
Ma è il '96 l'anno della consacrazione. Ricordo ancora quando acquistai quel cd con quel bambino in bianco e nero e una corona disegnata in testa, quel "Buon compleanno Elvis!" che ha consacrato il rocker di Correggio a idolo delle folle.
Per molti il suo capolavoro assoluto, per me un ottimo cd, ma con delle perle rare... "Certe Notti" è diventata l'icona dei giovani che girano in macchina in cerca di qualcosa che nemmeno sanno, perché "Certe notti la strada nn conta, quello che conta è sentire che vai". "Seduto in riva al fosso" stride con la caotica vita di tutti i giorni, rimanda a un'adolescenza che il Liga non ha mai dimenticato né rinnegato, una quiete, quella di Correggio, che ha sempre custodito gelosamente. E poi ritorna il tema dell'amore, sviscerato in modo atipico, con " Quella che non sei" e "Viva". E inoltre l'ironica "Hai un momento, Dio", che presenta un tema che Liga ha a cuore, il tema dell'aldilà, il credere in Dio ma non avere fede nella religione, un tema affrontato in modo diverso in "il cielo è vuoto, Il cielo è pieno", e che fa coppia con la splendida e per me incompresa "Chissà se in cielo passao gli Who" di "Fuori come va?". E su tutte una canzone dolce e malinconica, una canzone che ti lascia secco, ti emoziona, ti fa piangere e sorridere, quella "Leggero" che rimane un inno alla vita, nonostante l'atmosfera triste, e un capolavoro della musica italiana.
Poi il Liga parte in un lunghissimo tour con la sua band, e alla fine esce la sua prima raccolta live, "Su e giù da un palco", in cui cerca di trasmettere quello che per lui significa suonare davanti a tante persone, avere qualcosa da dire e essere ascoltato, ma anche il suo bisogno di essere identificato come un individuo ("Abbiamo facce che non conosciamo, ce le mettete voi in faccia pian piano") e di essere ricordato come tale ("Forse qualcuno ci ricorderà non solamente per le canzoni, per le parole o la musica").
E poi un altro capolavoro, la tristissima ma speranzosa "Il giorno di dolore che uno ha", in cui la disperazione (perché "nessuno te lo spiega perché sia successo a te") lascia poi il posto alla speranza, alla voglia di vivere ("quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò, che la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no" "). Un'altra canzone che dà i brividi.
Passa un po' di tempo e il Liga si getta nel suo primo progetto cinematografico, "Radiofreccia", film in parte autobiografico in cui racconta le sfortune di Freccia, le sue difficoltà, in un mondo in continua evoluzione, il suo bisogno di avere qualcosa da dire al mondo. Discorso ben presentato ancora una volta in musica, con la bellissima "Ho perso le parole". Il Liga ne approfitta per comporre una colonna sonora che contiene alcuni tra i suoi pezzi preferiti, dalla "Rebel Rebel" di Bowie, a Lou Reed, a Bruce Cockburn,a Warren Zevon, a Iggy Pop.
Poi esce il singolo "il mio nome è mai più", accompagnato da tante polemiche ma anche da tantissimo sostegno da parte dei fan, al fianco di Jovanotti e Piero Pelù. Il trio LigaJovaPelù va avanti per la sua strada. Ancora un po' e finalmente esce l'attesissimo nuovo album quel Miss Mondo che per alcuni ha deluso le attese, per altri ha entusiasmato. Liga spiega la copertina, in cui Miss Mondo viene ritratta con il pancione... "Una bella donna nel momento della vita in cui è più bella", dice lui ... E l'ironia è che le miss non possono partecipare ai concorsi se sono incinta. Inizia una critica alla società ("baby è un mondo super" e "Miss mondo 99"), ma anche un ritorno al solito spaccato di vita, all'aggrapparsi a una vita da vivere, da godersi nonostante tutto ("La porta dei sogni", "Si viene e si va"). Torna il tema di Dio ("Almeno credo"), e del sesso, nel modo più animalesco che ci sia ("L'odore del sesso").
E poi Liga ricorda che sebbene abbia avuto successo e si ritenga fortunatissimo il culo se l'è comunque fatto, e ai suoi detrattori risponde con "Una vita da mediano", in cui se la prende anche con parte dei giornalisti (come si vede dal video, ironico al punto giusto ^_^). Rimane spazio per "Key è stata qui", canzone dolcissima e che lascia quel non so che di irrisolto, e ci ripresenta una Key che ha avuto a che fare con la droga, come già ce l'aveva presentata il "Leggero" tema ricorrente anche questo (Radiofreccia, ma anche molte canzoni). E infine "Da adesso in poi", in cui Luciano si trova di fronte alla nascita del primo figlio, e gli parla a modo suo, senza imporre, lasciandolo libero di vivere la sua vita dalla nascita, ma avendo sempre qualcuno che veglia su di lui.
E poi si riparte "Da zero a dieci", ancora a parlare di un adolescenza perduta, della crescita dell'individuo, del saper rimanere bambini crescendo e maturando. Il film un successo, così come lo è il primo romanzo, "La neve se ne frega", in cui siamo di fronte a un mondo in cui la vita parte dalla vecchiaia e va verso la giovinezza, verso l'età in cui tutto è perfetto, fino a tornare a una innocente fanciullezza. Non sarà un capolavoro letterario, ma è splendido, leggetelo.
Un po' di inattività e il Liga si ripresenta con una domanda a chi lo segue: "Fuori cme va?". Periodi di cambiamento, un po' di crisi, un po' di affermazione di se, della propria vita ("Nato per me" e "Questa è la mia vita" su tutti, poi "Voglio volere"). Poi i temi sono i soliti, con un disco gradevole ma un po' sottotono a mio parere, pezzi ascoltabili ma che poco aggiungono a quello che il rocker aveva da dire. Ancora un po' ed esce "Giro d'Italia", in cui l'artista ci presenta canzoni acustiche, pezzi rivisti e riarrangiati completamente per i teatri, per nuovi strumenti e nuove sonorità, un esempio della grandezza del musicista oltre che dell'uomo. Che non si stravolge, perché non gli interessa. Che si assomiglia sempre, ma non si ripete mai (quasi :P), che comunica sempre.
E nel 2006 esce un altro capolavoro, l'ultimo e forse il più bello e inatteso, "Nome e Cognome". Un album che non si ripete, in cui emerge una volta di più l'uomo, la persona. Un uomo che ha sofferto, che ha attraversat o una serie di cambiamenti, che in qualche modo ne è uscito.
Il matrimonio finito ci porta al capolavoro "L'Amore conta", con due persone che si rincontrano dopo essersi lasciati, e una dolce, dolcissima malinconia pervade tutto il testo. Una poesia, più che una canzone:
Io e te ne abbiam vista qualcuna - vissuta qualcuna
ed abbiamo capito per bene - il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano va giù
e quel sole vorresti non essere tu
e così hai ripreso a fumare - a darti da fare
è andata come doveva - come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via
l'amore conta - l'amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
l'amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l'amore conta
Si legge un passato e un presente fatto di amori e relazioni, che hanno lasciato qualcosa, o che ti arricchiscono. La consapevolezza che non tutti gli amori finiscono bene, che non sempre le cose vanno come ci si aspetta, ma che tutti gli amori vanno la pena di essere vissuti. Un inno alle donne ("Le donne lo sanno") arricchito da aggettivi che vedono la donna come tutto e il contrario di tutto ("Femmina come la terra, Femmina come la guerra, Femmina come la pace, Femmina come la croce, Femmina come la voce ,Femmina come sai, Femmina come puoi, Femmina come la sorte, Femmina come la morte,Femmina come la vita,Femmina come l’entrata,Femmina come l’uscita,Femmina come le carte,Femmina come sai,Femmina come puoi"). O anche quello che la donna può portarti a fare, perchè la persona che si ama può essere "la malattia e la cura" ("E' più forte di me" è splendida, mostra una disperazione come poche altre canzoni sanno fare, mi viene in mente "Povero me " di De Gregori...) o ancora l'esortazione a vivere ogni relazione "Giorno per GIorno", senza aspettarsi nulla ma godendosi ogni momento. Un pensiero profondo, che vede un Ligabue che si è scontrato con la morte del cugino, che per lui era come un fratello, e a cui scrive una Lettera postuma ("Lettera a G") in cui si vede una speranza per l'aldilà ("fai buon viaggio e poi poi riposa se puoi").
Un ligabue più maturo quindi, intenso, calmo o aggressivo, ma che ha ancora cose da raccontare...
E come ho aperto questo libro l'ho divorato, letteralmente, leggendo tutto quello che il Liga aveva da dire. La chiacchierata scorre bene, senza intoppi o forzature, e ci mostra un Luciano cambiato dalle sue esperienze, forse una persona più matura e pacata. Nelle sue parole si legge quello che le sue canzoni comunicano, la sofferenza e il sollievo, il contatto con la morte, la fine di un matrimonio e di un lungo amore, l'inizio di una nuova relazione, la nascita dei figli... La vita!
O come dice lui, le emozioni. Perché è questo, secondo il Liga, che ti spinge a fare canzoni, l'idea di avere qualcosa da dire, da raccontare, e l'emozione che provi nel farlo. E se poi devi spiegare a parole qual è il senso di una canzone, perché hai scritto una determinata strofa, perché in quel momento pensavi qualcosa, allora hai mancato l'obiettivo, perché la canzone si deve spiegare da sola.
Emerge da questa chiacchierata, dicevo, tutto quello che i suoi cd ci hanno raccontato. Ogni album è una fotografia, un'istantanea di quello che era Ligabue a quell'età. E' un cantante atipico, di quelli che sono usciti tardi, diventati famosi tardi... Il suo "Ligabue" è del 1990, esce quando lui ha già 30 anni, troppi se si paragonano ai cantanti di oggi, soprattutto sulla scena internazionale. Ma il Liga emerge e l'album è un successo, nonostante gli arrangiamenti ancora acerbi, e già ci sono tutti gli elementi che lo hanno reso grande: parla di vita vissuta, di sesso ("balliamo sul mondo", in cui il sesso è puro divertimento, metaforizzato con il ballo), d'amore ("Piccola stella senza cielo" resta ancora una delle canzoni d'amore più dolci che siano mai state scritte, a mio parere ^_^), della musica e del Bar ("Sogni di Rock'n'Roll" e "Bar Mario su tutte"). Molto ricorrente il tema del bar: bar come punto di aggregazione, come unione di più elementi caratteristici, il tipico bar di paese, un bar Mario in parte vero e in parte frutto di fantasia. E poi si affaccia il tema della padronanza della propria vita, del pagare i propri errori e i propri sbagli, di viversi la vita per scelta propria ("Ci han concesso solo una vita:
soddisfatti o no qua non rimborsano mai e calendari a chiederci se stiamo prendendo abbastanza, abbastanza. Se per ogni sbaglio avessi mille lire che vecchiaia che passerei"), tema che sarà ripreso più volte ("Questa è la mia vita" su tutte).
Parla a ruota libera il Liga, e racconta dei successi e degli insuccessi suoi e dei suoi personaggi, delle storie di "Lambrusco, Coltelli, Rose e Popcorn", della sessualità libera e non costretta da una morale che la limita ("Libera Nos a Malo"), fino a un futuro in cui questa viene limitata dai vigilantes nel 2123, in cui già Luciano ci anticipa l'idea che sta alla base di "La neve se ne frega", sicuramente ancora molto acerba e non sviluppata, ma già presente come idea di fondo nella mente dell'artista.
Non si nasconde Ligabue, non nasconde i periodi difficili, l'album che lo porta al divorzio con gli Orazero ("Sopravvissuti e Sopravviventi", un titolo che a distanza di anni non sa spiegare), il suo album più cupo in un momento in cui tutto gli gira bene. Il pubblico non lo approva, i concerti si svuotano (ma oggi è da alcuni considerato il suo miglior disco, e fra i 100 che più hanno inciso nella canzone italiana). E qui Liga rivela una vena un po' malinconica, cupa, ma anche una vena ironica e di reazione. Racconta storie che si incrociano, racconti di persone semplici, in difficoltà, o che vivono nonostante tutto, a volte con ironia, a volte con malinconia. Penso a "I duri hanno due cuori", a "La ballerina del carillon" e a "Piccola città eterna". E ci mostra più in dettaglio uno di questi personaggi, un "Walter il Mago" che fa tenerezza per la sua "giacca sbagliata", ma che gli amici "fanno sentire una star", perché i compagni del bar, o le persone che vivono in questo piccolo paese si sentono tutt'uno, si aiutano contro le difficoltà. E ancora ritorna il tema della vita che va vissuta da soli, in cui ci scegliamo il nostro destino, della vita in cui bisogna farcela, anche se non come concetto triste, ma come dato di fatto ("Per ogni giorno caduto dal cielo e capitato bene o male a terra
con la tua guerra che non c'e' chi perde ne' pero' chi vince.
Per ogni amore sbagliato d'un pelo oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino e sei il solo a non spingere." Riporto solo una parte ma tutta "Quando tocca a te" è un piccolo capolavoro, la adoro!). E poi il capolavoro di questo cd, quella "Ho messo via" che non ha bisogno di parole. Quella canzone che la senti e non la commenti, perché ogni commento non aggiunge nulla, anzi, limita l'emozione che ti ha dato.
Dalle difficoltà Luciano si tira su, esce un "A che ora è la fine del mondo" in cui raccoglie vecchie canzoni inedite e le attacca a un singolo aggressivo, quasi rap, producendo un cd che, nonostante non mi piaccia granché, vende e lo risolleva, e lo vede comporre il suo nuovo gruppo: Capitan Fede Poggipollini, Mel Previte, Robbie Sanchez Pellati, Antonio Rigo Righetti.
Ma è il '96 l'anno della consacrazione. Ricordo ancora quando acquistai quel cd con quel bambino in bianco e nero e una corona disegnata in testa, quel "Buon compleanno Elvis!" che ha consacrato il rocker di Correggio a idolo delle folle.
Per molti il suo capolavoro assoluto, per me un ottimo cd, ma con delle perle rare... "Certe Notti" è diventata l'icona dei giovani che girano in macchina in cerca di qualcosa che nemmeno sanno, perché "Certe notti la strada nn conta, quello che conta è sentire che vai". "Seduto in riva al fosso" stride con la caotica vita di tutti i giorni, rimanda a un'adolescenza che il Liga non ha mai dimenticato né rinnegato, una quiete, quella di Correggio, che ha sempre custodito gelosamente. E poi ritorna il tema dell'amore, sviscerato in modo atipico, con " Quella che non sei" e "Viva". E inoltre l'ironica "Hai un momento, Dio", che presenta un tema che Liga ha a cuore, il tema dell'aldilà, il credere in Dio ma non avere fede nella religione, un tema affrontato in modo diverso in "il cielo è vuoto, Il cielo è pieno", e che fa coppia con la splendida e per me incompresa "Chissà se in cielo passao gli Who" di "Fuori come va?". E su tutte una canzone dolce e malinconica, una canzone che ti lascia secco, ti emoziona, ti fa piangere e sorridere, quella "Leggero" che rimane un inno alla vita, nonostante l'atmosfera triste, e un capolavoro della musica italiana.
Poi il Liga parte in un lunghissimo tour con la sua band, e alla fine esce la sua prima raccolta live, "Su e giù da un palco", in cui cerca di trasmettere quello che per lui significa suonare davanti a tante persone, avere qualcosa da dire e essere ascoltato, ma anche il suo bisogno di essere identificato come un individuo ("Abbiamo facce che non conosciamo, ce le mettete voi in faccia pian piano") e di essere ricordato come tale ("Forse qualcuno ci ricorderà non solamente per le canzoni, per le parole o la musica").
E poi un altro capolavoro, la tristissima ma speranzosa "Il giorno di dolore che uno ha", in cui la disperazione (perché "nessuno te lo spiega perché sia successo a te") lascia poi il posto alla speranza, alla voglia di vivere ("quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò, che la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no" "). Un'altra canzone che dà i brividi.
Passa un po' di tempo e il Liga si getta nel suo primo progetto cinematografico, "Radiofreccia", film in parte autobiografico in cui racconta le sfortune di Freccia, le sue difficoltà, in un mondo in continua evoluzione, il suo bisogno di avere qualcosa da dire al mondo. Discorso ben presentato ancora una volta in musica, con la bellissima "Ho perso le parole". Il Liga ne approfitta per comporre una colonna sonora che contiene alcuni tra i suoi pezzi preferiti, dalla "Rebel Rebel" di Bowie, a Lou Reed, a Bruce Cockburn,a Warren Zevon, a Iggy Pop.
Poi esce il singolo "il mio nome è mai più", accompagnato da tante polemiche ma anche da tantissimo sostegno da parte dei fan, al fianco di Jovanotti e Piero Pelù. Il trio LigaJovaPelù va avanti per la sua strada. Ancora un po' e finalmente esce l'attesissimo nuovo album quel Miss Mondo che per alcuni ha deluso le attese, per altri ha entusiasmato. Liga spiega la copertina, in cui Miss Mondo viene ritratta con il pancione... "Una bella donna nel momento della vita in cui è più bella", dice lui ... E l'ironia è che le miss non possono partecipare ai concorsi se sono incinta. Inizia una critica alla società ("baby è un mondo super" e "Miss mondo 99"), ma anche un ritorno al solito spaccato di vita, all'aggrapparsi a una vita da vivere, da godersi nonostante tutto ("La porta dei sogni", "Si viene e si va"). Torna il tema di Dio ("Almeno credo"), e del sesso, nel modo più animalesco che ci sia ("L'odore del sesso").
E poi Liga ricorda che sebbene abbia avuto successo e si ritenga fortunatissimo il culo se l'è comunque fatto, e ai suoi detrattori risponde con "Una vita da mediano", in cui se la prende anche con parte dei giornalisti (come si vede dal video, ironico al punto giusto ^_^). Rimane spazio per "Key è stata qui", canzone dolcissima e che lascia quel non so che di irrisolto, e ci ripresenta una Key che ha avuto a che fare con la droga, come già ce l'aveva presentata il "Leggero" tema ricorrente anche questo (Radiofreccia, ma anche molte canzoni). E infine "Da adesso in poi", in cui Luciano si trova di fronte alla nascita del primo figlio, e gli parla a modo suo, senza imporre, lasciandolo libero di vivere la sua vita dalla nascita, ma avendo sempre qualcuno che veglia su di lui.
E poi si riparte "Da zero a dieci", ancora a parlare di un adolescenza perduta, della crescita dell'individuo, del saper rimanere bambini crescendo e maturando. Il film un successo, così come lo è il primo romanzo, "La neve se ne frega", in cui siamo di fronte a un mondo in cui la vita parte dalla vecchiaia e va verso la giovinezza, verso l'età in cui tutto è perfetto, fino a tornare a una innocente fanciullezza. Non sarà un capolavoro letterario, ma è splendido, leggetelo.
Un po' di inattività e il Liga si ripresenta con una domanda a chi lo segue: "Fuori cme va?". Periodi di cambiamento, un po' di crisi, un po' di affermazione di se, della propria vita ("Nato per me" e "Questa è la mia vita" su tutti, poi "Voglio volere"). Poi i temi sono i soliti, con un disco gradevole ma un po' sottotono a mio parere, pezzi ascoltabili ma che poco aggiungono a quello che il rocker aveva da dire. Ancora un po' ed esce "Giro d'Italia", in cui l'artista ci presenta canzoni acustiche, pezzi rivisti e riarrangiati completamente per i teatri, per nuovi strumenti e nuove sonorità, un esempio della grandezza del musicista oltre che dell'uomo. Che non si stravolge, perché non gli interessa. Che si assomiglia sempre, ma non si ripete mai (quasi :P), che comunica sempre.
E nel 2006 esce un altro capolavoro, l'ultimo e forse il più bello e inatteso, "Nome e Cognome". Un album che non si ripete, in cui emerge una volta di più l'uomo, la persona. Un uomo che ha sofferto, che ha attraversat o una serie di cambiamenti, che in qualche modo ne è uscito.
Il matrimonio finito ci porta al capolavoro "L'Amore conta", con due persone che si rincontrano dopo essersi lasciati, e una dolce, dolcissima malinconia pervade tutto il testo. Una poesia, più che una canzone:
Io e te ne abbiam vista qualcuna - vissuta qualcuna
ed abbiamo capito per bene - il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano va giù
e quel sole vorresti non essere tu
e così hai ripreso a fumare - a darti da fare
è andata come doveva - come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via
l'amore conta - l'amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
l'amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l'amore conta
Si legge un passato e un presente fatto di amori e relazioni, che hanno lasciato qualcosa, o che ti arricchiscono. La consapevolezza che non tutti gli amori finiscono bene, che non sempre le cose vanno come ci si aspetta, ma che tutti gli amori vanno la pena di essere vissuti. Un inno alle donne ("Le donne lo sanno") arricchito da aggettivi che vedono la donna come tutto e il contrario di tutto ("Femmina come la terra, Femmina come la guerra, Femmina come la pace, Femmina come la croce, Femmina come la voce ,Femmina come sai, Femmina come puoi, Femmina come la sorte, Femmina come la morte,Femmina come la vita,Femmina come l’entrata,Femmina come l’uscita,Femmina come le carte,Femmina come sai,Femmina come puoi"). O anche quello che la donna può portarti a fare, perchè la persona che si ama può essere "la malattia e la cura" ("E' più forte di me" è splendida, mostra una disperazione come poche altre canzoni sanno fare, mi viene in mente "Povero me " di De Gregori...) o ancora l'esortazione a vivere ogni relazione "Giorno per GIorno", senza aspettarsi nulla ma godendosi ogni momento. Un pensiero profondo, che vede un Ligabue che si è scontrato con la morte del cugino, che per lui era come un fratello, e a cui scrive una Lettera postuma ("Lettera a G") in cui si vede una speranza per l'aldilà ("fai buon viaggio e poi poi riposa se puoi").
Un ligabue più maturo quindi, intenso, calmo o aggressivo, ma che ha ancora cose da raccontare...
domenica, novembre 18, 2007
It's my life!
La vita è strana
Non è cattiva ma nemmeno buona
Sicuramente conta la fortuna
E un pizzico di abilità
Il manuale
Ha poche pagine ed è scritto male
Non spiega quali procedure usare
Se ci si trova in difficoltà
Così c’è da improvvisare
Stando attenti a premere
I pulsanti giusti e andare
Dritto senza sbattere
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Bisogna andare
Senza sapere cosa e come fare
Sperando di riuscire ad imparare
Ogni giorno qualcosa in più
Per non sbagliare
O almeno per provare ad imitare
I danni ed evitare il temporale
Fare di necessità virtù
Qualche volta ci si riesce
Qualche volta invece no
L’errore non si capisce
Prima di commetterlo
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
E ci può stare
Qualcosa sarebbe potuto andare
Diversamente senza qualche errore
Magari ragionandoci un po’
Certe parole
Non dette o dette troppo tardi e male
Azioni che ancora fanno soffrire
E come pietre ci pesano
Si poteva fare meglio
Ma anche peggio di così
E se pur con qualche sbaglio
Noi siamo bravissimi
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Dopo essermi ripromesso che avrei scritto più spesso ho subito lasciato passare dei giorni prima di aggiornare il blog, e i miei pochi lettori (sembra meno di 5, ma vi sono affezionato :P) mi dovranno perdonare.
Però oggi ho sentito un discorso che mi ha fatto venir voglia di scrivere. La canzone postata sopra mi è piaciuta dalla prima volta in cui l'ho sentita. E' una canzone che fa riflettere, nonostante il tono allegro e scanzonato...
Ma torniamo al discorso di cui parlavo: si diceva che la vita era come un compito, una sorta di esame scritto in cui, al momento della consegna, non avevi più tempo per cambiare nulla, quello che avevi fatto rimaneva lì, su carta. Nessuno poteva tornare indietro, cambiare qualche parola, correggere qualche errore. Ovviamente c'è chi è riuscito a fare un esame di cui è soddisfatto, chi ha commesso molti errori, chi forse avrebbe potuto fare di più.
E la metafora è per certi versi calzante: ognuno è artefice del proprio destino, dicevano i latini (qualcosa tipo "Faber est quisque fortunae suae", non ricordo bene... io e il latino non andiamo molto d'accordo ultimamente :P); ognuno deve scrivere il proprio compito, il proprio tema, si deve impegnare secondo le sue possibilità a fare il meglio possibile. Ovviamente potrà sbagliare, ma se si sarà impegnato alla fine il risultato lo soddisferà, anche se guardandosi indietro si renderà conto che qualcosa sarebbe potuto essere diverso.
E la vita è un film di cui siamo registi e attori, è un film che può scorrere piatto e sereno, e poi magari avere un'accelerata, il colpo di scena è sempre dietro l'angolo, un film che può sorprenderti, spaventarti, o farti felice. Ma è un film complicato da girare e da recitare, e in cui non sempre è facile seguire e capire la trama, costruirla giorno per giorno.
Questo è un periodo un po' strano della mia vita. Gli anni sono 25, non sono tanti, ma iniziare a lavorare ti proietta comunque in una realtà un po' diversa da quella di uno studente universitario. E' un po' come rendersi conto di essere diventato grande e di essere entrato nel mondo vero. Inoltre sono successe una serie di cose, questioni che fanno riflettere. Che ti fanno chiedere come sarà il futuro, e ripensare al passato. Se si sono fatte scelte giuste, se si sarebbe dovuto fare qualcosa di diverso. Perché quando sei al liceo (e poi all'università) ti immagini mille vite possibili, diversi scenari tutti ugualmente stimolanti, e poi quando ci sei è solo una la vita che devi scegliere di vivere. E ti trovi nella condizione di dover pensare se le scelte che fai ti portano verso il futuro che volevi, ti porteranno a diventare quello che vorrai. Ma il bello e il brutto è che non lo puoi mai sapere nel momento in cui le scelte le fai.
E quindi che dire... La vita va vissuta assaporandola attimo per attimo, cercando di non avere ripensamenti, cercando di non avere rimpianti, agendo sempre come ci si sente... E se qualcosa sarebbe potuto andare meglio di com'è andato vuol dire che sul momento ci sentivamo in modo diverso da come ci sentiamo adesso... E quando si capirà questo pensiero ci si renderà conto che ogni scelta sarà sempre giusta in quanto tale, che non ci saranno errori, perchè avremo fatto quello che in quel momento sentivamo di dover fare.
Che poi non sempre sia facile è un altro discorso :P
PS: avrei voluto parlare anche del Liga in questo post, ma a uno dei miei lettori non interessava ;P E inoltre è già troppo lungo così, rimanderò prossimamente!
"Qua nessuno c'ha il libretto di istruzioni! Credo che ognuno, si faccia il giro, come riesce, a suo modo..."
Non è cattiva ma nemmeno buona
Sicuramente conta la fortuna
E un pizzico di abilità
Il manuale
Ha poche pagine ed è scritto male
Non spiega quali procedure usare
Se ci si trova in difficoltà
Così c’è da improvvisare
Stando attenti a premere
I pulsanti giusti e andare
Dritto senza sbattere
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Bisogna andare
Senza sapere cosa e come fare
Sperando di riuscire ad imparare
Ogni giorno qualcosa in più
Per non sbagliare
O almeno per provare ad imitare
I danni ed evitare il temporale
Fare di necessità virtù
Qualche volta ci si riesce
Qualche volta invece no
L’errore non si capisce
Prima di commetterlo
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
E ci può stare
Qualcosa sarebbe potuto andare
Diversamente senza qualche errore
Magari ragionandoci un po’
Certe parole
Non dette o dette troppo tardi e male
Azioni che ancora fanno soffrire
E come pietre ci pesano
Si poteva fare meglio
Ma anche peggio di così
E se pur con qualche sbaglio
Noi siamo bravissimi
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Dopo essermi ripromesso che avrei scritto più spesso ho subito lasciato passare dei giorni prima di aggiornare il blog, e i miei pochi lettori (sembra meno di 5, ma vi sono affezionato :P) mi dovranno perdonare.
Però oggi ho sentito un discorso che mi ha fatto venir voglia di scrivere. La canzone postata sopra mi è piaciuta dalla prima volta in cui l'ho sentita. E' una canzone che fa riflettere, nonostante il tono allegro e scanzonato...
Ma torniamo al discorso di cui parlavo: si diceva che la vita era come un compito, una sorta di esame scritto in cui, al momento della consegna, non avevi più tempo per cambiare nulla, quello che avevi fatto rimaneva lì, su carta. Nessuno poteva tornare indietro, cambiare qualche parola, correggere qualche errore. Ovviamente c'è chi è riuscito a fare un esame di cui è soddisfatto, chi ha commesso molti errori, chi forse avrebbe potuto fare di più.
E la metafora è per certi versi calzante: ognuno è artefice del proprio destino, dicevano i latini (qualcosa tipo "Faber est quisque fortunae suae", non ricordo bene... io e il latino non andiamo molto d'accordo ultimamente :P); ognuno deve scrivere il proprio compito, il proprio tema, si deve impegnare secondo le sue possibilità a fare il meglio possibile. Ovviamente potrà sbagliare, ma se si sarà impegnato alla fine il risultato lo soddisferà, anche se guardandosi indietro si renderà conto che qualcosa sarebbe potuto essere diverso.
E la vita è un film di cui siamo registi e attori, è un film che può scorrere piatto e sereno, e poi magari avere un'accelerata, il colpo di scena è sempre dietro l'angolo, un film che può sorprenderti, spaventarti, o farti felice. Ma è un film complicato da girare e da recitare, e in cui non sempre è facile seguire e capire la trama, costruirla giorno per giorno.
Questo è un periodo un po' strano della mia vita. Gli anni sono 25, non sono tanti, ma iniziare a lavorare ti proietta comunque in una realtà un po' diversa da quella di uno studente universitario. E' un po' come rendersi conto di essere diventato grande e di essere entrato nel mondo vero. Inoltre sono successe una serie di cose, questioni che fanno riflettere. Che ti fanno chiedere come sarà il futuro, e ripensare al passato. Se si sono fatte scelte giuste, se si sarebbe dovuto fare qualcosa di diverso. Perché quando sei al liceo (e poi all'università) ti immagini mille vite possibili, diversi scenari tutti ugualmente stimolanti, e poi quando ci sei è solo una la vita che devi scegliere di vivere. E ti trovi nella condizione di dover pensare se le scelte che fai ti portano verso il futuro che volevi, ti porteranno a diventare quello che vorrai. Ma il bello e il brutto è che non lo puoi mai sapere nel momento in cui le scelte le fai.
E quindi che dire... La vita va vissuta assaporandola attimo per attimo, cercando di non avere ripensamenti, cercando di non avere rimpianti, agendo sempre come ci si sente... E se qualcosa sarebbe potuto andare meglio di com'è andato vuol dire che sul momento ci sentivamo in modo diverso da come ci sentiamo adesso... E quando si capirà questo pensiero ci si renderà conto che ogni scelta sarà sempre giusta in quanto tale, che non ci saranno errori, perchè avremo fatto quello che in quel momento sentivamo di dover fare.
Che poi non sempre sia facile è un altro discorso :P
PS: avrei voluto parlare anche del Liga in questo post, ma a uno dei miei lettori non interessava ;P E inoltre è già troppo lungo così, rimanderò prossimamente!
"Qua nessuno c'ha il libretto di istruzioni! Credo che ognuno, si faccia il giro, come riesce, a suo modo..."
domenica, novembre 11, 2007
I'm coming back!
E' tantissimo che non scrivo su questo blog... Ho avuto un sacco di volte voglia di aprire il computer per scriverci, ho avuto spesso voglia di confidarmi solo con me stesso, affidando allo schermo il compito di riportare i miei pensieri, le mie idee, quello che pensavo e sentivo. Ma per un motivo o per un altro non l'ho mai fatto, e questo blog è rimasto abbandonato a se stesso. E ammetto che ho avuto anche la tentazione di chiuderlo, di porre fine alle mie elucubrazioni qui su internet.. Non perché non avessi nulla da dire, perché pensassi ormai di aver detto tutto, ma perché proprio in un periodo in cui avrei voluto scrivere tanto non avevo lo stimolo a farlo, mi mancava quella scintilla che ti fa aprire il pc e passare qualche istante di fronte alla pagina vuota, prima di gettarsi a battere freneticamente sui tasti senza rifletterci troppo.
Eppure sono ancora qui, che scrivo, e questo non è un post di addio. Oggi ho voglia di scrivere, di raccontare qualcosa su questo blog.
Si dice sempre che il blog è un posto dove sfogarsi, che si scrive molto (e spesso cose molto interessanti) quando si è depressi e arrabbiati con il mondo, quando si avrebbe voglia di spaccare tutto o solo di fuggir via e ripartire da zero. E probabilmente in molte occasioni è vero, e negli ultimi tempi ci sono stati momenti così.
Ma oggi in realtà sono qui a scrivere e sono tranquillo.. E' uno di quei rari momenti in cui ho voglia di parlare di qualcosa che magari non è andato bene, ma senza farne troppo un problema :P, in maniera rilassata...
Volevo parlare di una sensazione provata questo week end: mi è capitato di stare in mezzo alla gente e di sentirmi solo. So che succede a tutti, ma questa volta l'ho avvertito come una sensazione diversa. Mi sembra che a volte ci sia come una barriera, un muro tra me e le persone che mi circondano, quasi che io mi trovassi solo, isolato, e le altre persone vedessero di me solo una parte, una facciata, una sorta di maschera. Fa molto Pirandello! :P
E' stata una riflessione che mi ha un po' spaventato... A volte ho paura che non ci sia nessuno che possa capirmi realmente, che non si renda mai veramente conto di quello che provo o che sento. Mi sembra come se chi mi sta intorno mi vedesse per come mi vuole vedere, o al contrario per come io mi pongo, ma mi vedono come sono realmente?
Il brutto è che alla fine probabilmente è colpa mia... Eli mi dice sempre che non si capisce mai quello che penso :P Mi sa che ha ragione, spesso non lo capisco nemmeno io :P.
Mi sembra che chi mi circonda spesso non si renda conto di come mi sento, non si renda conto se a volte sono triste,o magari che non capisca quanto sto male per qualcosa.
Ho paura che questa sia stata una mia caratteristica da sempre, o che comunque si sia sviluppata con gli anni.. Come se mi fossi costruito il mio piccolo mondo, la mia piccola sfera di protezione personale, al riparo dai problemi del mondo. :P :P
Alla fine dicono che l'importante sia stare bene con se stessi, ma questo è un argomento che non voglio affrontare ora :P Non voglio che questo diventi un post depresso ( mi scuso con i miei 5 lettori se lo è già, non era mia intenzione :D.. Sembro molto Manzoni :P ), perché non lo è... Era solo una constatazione e un modo per salutare di nuovo questo blog, su cui spero di tornare a scrivere un po' più assiduamente (devo sviscerare bene quest'ultimo discorso dopotutto, e vi assicuro che di carne al fuoco ce n'è tanta :P).
Ne approfitto per fare gli auguri alla mia piccola, un anno e nove mesi cominciano a essere tantini.. :P
Eppure sono ancora qui, che scrivo, e questo non è un post di addio. Oggi ho voglia di scrivere, di raccontare qualcosa su questo blog.
Si dice sempre che il blog è un posto dove sfogarsi, che si scrive molto (e spesso cose molto interessanti) quando si è depressi e arrabbiati con il mondo, quando si avrebbe voglia di spaccare tutto o solo di fuggir via e ripartire da zero. E probabilmente in molte occasioni è vero, e negli ultimi tempi ci sono stati momenti così.
Ma oggi in realtà sono qui a scrivere e sono tranquillo.. E' uno di quei rari momenti in cui ho voglia di parlare di qualcosa che magari non è andato bene, ma senza farne troppo un problema :P, in maniera rilassata...
Volevo parlare di una sensazione provata questo week end: mi è capitato di stare in mezzo alla gente e di sentirmi solo. So che succede a tutti, ma questa volta l'ho avvertito come una sensazione diversa. Mi sembra che a volte ci sia come una barriera, un muro tra me e le persone che mi circondano, quasi che io mi trovassi solo, isolato, e le altre persone vedessero di me solo una parte, una facciata, una sorta di maschera. Fa molto Pirandello! :P
E' stata una riflessione che mi ha un po' spaventato... A volte ho paura che non ci sia nessuno che possa capirmi realmente, che non si renda mai veramente conto di quello che provo o che sento. Mi sembra come se chi mi sta intorno mi vedesse per come mi vuole vedere, o al contrario per come io mi pongo, ma mi vedono come sono realmente?
Il brutto è che alla fine probabilmente è colpa mia... Eli mi dice sempre che non si capisce mai quello che penso :P Mi sa che ha ragione, spesso non lo capisco nemmeno io :P.
Mi sembra che chi mi circonda spesso non si renda conto di come mi sento, non si renda conto se a volte sono triste,o magari che non capisca quanto sto male per qualcosa.
Ho paura che questa sia stata una mia caratteristica da sempre, o che comunque si sia sviluppata con gli anni.. Come se mi fossi costruito il mio piccolo mondo, la mia piccola sfera di protezione personale, al riparo dai problemi del mondo. :P :P
Alla fine dicono che l'importante sia stare bene con se stessi, ma questo è un argomento che non voglio affrontare ora :P Non voglio che questo diventi un post depresso ( mi scuso con i miei 5 lettori se lo è già, non era mia intenzione :D.. Sembro molto Manzoni :P ), perché non lo è... Era solo una constatazione e un modo per salutare di nuovo questo blog, su cui spero di tornare a scrivere un po' più assiduamente (devo sviscerare bene quest'ultimo discorso dopotutto, e vi assicuro che di carne al fuoco ce n'è tanta :P).
Ne approfitto per fare gli auguri alla mia piccola, un anno e nove mesi cominciano a essere tantini.. :P
giovedì, luglio 26, 2007
26 Luglio 2007
AUGURI PICCOLA!!!
Spero tu abbia passato un bel compleanno e che sia un anno felice e ricco di soddisfazioni.. Ti amo!
Spero tu abbia passato un bel compleanno e che sia un anno felice e ricco di soddisfazioni.. Ti amo!
mercoledì, luglio 11, 2007
SBONK!!
Negli ultimi due giorni, per motivi diversi, ho avuto voglia di battere la testa contro il muro... vi è mai successo? Di arrivare a un momento e di avere solo voglia di dare una capocciata forte contro una parete! Non è bello... :P Mi sa che ormai sto male per davvero...
domenica, giugno 24, 2007
Kareshi Kanojo no Jijo
La vita gira, e gira... Di genitore in figlio! Mentre preghi perché i tuoi figli siano felici lotti disperatamente per la tua felicità.
Amore, amicizia, odio, rabbia, successo e disperazione, esaltazione, irritazione, verità, falsità, venire feriti da una parola, venire salvati da una parola, desiderio, un sentimento che non chiede nulla in cambio, depravazione, rinascita. Avvolgono questo mondo in una spirale infinita. E noi, senza sapere quanto tempo ci sia concesso su questa terra, continuiamo a brancolare, nuotandovi in mezzo.
Abbiamo una vita sola, dobbiamo assaporarla a pieno. Il mio sogno è morire dicendo:”Ah, mi sono divertito, sono proprio stanco!”
Con queste parole finisce l'ultimo numero de “Le situazioni di Lui e Lei”, un fumetto che, a dispetto di un inizio un po' infantile e scanzonato, finisce per affrontare una serie di tematiche della vita molto profonde e interessanti. Probabilmente la frase riportata sopra ha poco senso se non si è letto il fumetto, ma rileggendola mi piace lo stesso... E' strana la sensazione che hai quando finisci di leggere o di vedere una cosa che ti è piaciuta molto, che sia un fumetto, una serie di libri o un telefilm. Ci si sente malinconici, un po' tristi... Finché non è finito ci appassioniamo, vorremo andare sempre avati e divorare le pagine o le puntate, ma man mano che ci avviciniamo alla fine di qualcosa che abbiamo seguito con interesse per anni non si vorrebbe che finisca, si vorrebbe che durasse in eterno, che ci continuasse a dare quelle emozioni che ci ha dato fino a quel momento. Non sono molte le opere in grado di darci queste sensazioni. E questo ci fa capire quanto quello che leggiamo o vediamo sia ben fatto e interessante. Ma non basta... Non è sufficiente che il fumetto sia ben scritto o disegnato, o la trama del telefilm sia avvincente e ben recitata. Le opere di cui sto parlando hanno qualcosa di più, ed è il fatto che le vede o le leggi in un momento particolare della tua vita, a una certa età, in un certo stato d'animo, in una certa situazione. Ho sempre pensato che gran parte del valore che noi attribuiamo alle opere dipenda da noi, da come ci sentiamo nel momento in cui ne fruiamo. Si potrebbe obiettare che le sensazioni che ci suscitano possono cambiare il nostro stato d'animo, ma in fondo penso che il punto di partenza siamo noi, sempre noi. E questo fumetto mi è piaciuto un sacco proprio per questo: per prima cosa mi sono rivisto in certi comportamenti di Soichiro, in certi pensieri, in certi atteggiamenti. Ci sono stati dei momenti in cui leggere certe cose scritte su carta mi ha fatto quasi paura, perché per certi versi mi vedevo riflesso in quei pensieri, in quelle azioni. E poi i temi affrontati, un momento della vita che ho vissuto da poco (o che sto ancora vivendo :P), la storia di Soichiro e Yukino, tutti aspetti che mi hanno fatto appassionare a queste pagine. E' stato così anche per altre opere... E' stato così per Dawson's Creek: all'epoca in cui lo guadavo per le prime volte quei personaggi a cui ero affezionato affrontavano le stesse mie problematiche, gli stessi miei cambiamenti, gli stessi miei bisogni. E mi sembrava quasi che potessero essere amici con cui discuterne, con cui affrontarli insieme (spero che si capisca il senso e che non mi si prenda per pazzo :P). Credo che certi ricordi, certe sensazioni, certi momenti legati a quel telefilm mi siano rimasti dentro, in un modo o nell'altro, facciano parte della persona che sono oggi, e perciò ci rimarrò sempre legato.
Ce ne sarebbero altri di esempi, anche se mi sono dilungato abbastanza. E' strano come ci si possa affezionare a dei personaggi di finzione, come si possa finire per appassionarsi ai loro destini, ai loro problemi, alle loro gioie e ai loro dolori.
Amore, amicizia, odio, rabbia, successo e disperazione, esaltazione, irritazione, verità, falsità, venire feriti da una parola, venire salvati da una parola, desiderio, un sentimento che non chiede nulla in cambio, depravazione, rinascita. Avvolgono questo mondo in una spirale infinita. E noi, senza sapere quanto tempo ci sia concesso su questa terra, continuiamo a brancolare, nuotandovi in mezzo.
Abbiamo una vita sola, dobbiamo assaporarla a pieno. Il mio sogno è morire dicendo:”Ah, mi sono divertito, sono proprio stanco!”
Con queste parole finisce l'ultimo numero de “Le situazioni di Lui e Lei”, un fumetto che, a dispetto di un inizio un po' infantile e scanzonato, finisce per affrontare una serie di tematiche della vita molto profonde e interessanti. Probabilmente la frase riportata sopra ha poco senso se non si è letto il fumetto, ma rileggendola mi piace lo stesso... E' strana la sensazione che hai quando finisci di leggere o di vedere una cosa che ti è piaciuta molto, che sia un fumetto, una serie di libri o un telefilm. Ci si sente malinconici, un po' tristi... Finché non è finito ci appassioniamo, vorremo andare sempre avati e divorare le pagine o le puntate, ma man mano che ci avviciniamo alla fine di qualcosa che abbiamo seguito con interesse per anni non si vorrebbe che finisca, si vorrebbe che durasse in eterno, che ci continuasse a dare quelle emozioni che ci ha dato fino a quel momento. Non sono molte le opere in grado di darci queste sensazioni. E questo ci fa capire quanto quello che leggiamo o vediamo sia ben fatto e interessante. Ma non basta... Non è sufficiente che il fumetto sia ben scritto o disegnato, o la trama del telefilm sia avvincente e ben recitata. Le opere di cui sto parlando hanno qualcosa di più, ed è il fatto che le vede o le leggi in un momento particolare della tua vita, a una certa età, in un certo stato d'animo, in una certa situazione. Ho sempre pensato che gran parte del valore che noi attribuiamo alle opere dipenda da noi, da come ci sentiamo nel momento in cui ne fruiamo. Si potrebbe obiettare che le sensazioni che ci suscitano possono cambiare il nostro stato d'animo, ma in fondo penso che il punto di partenza siamo noi, sempre noi. E questo fumetto mi è piaciuto un sacco proprio per questo: per prima cosa mi sono rivisto in certi comportamenti di Soichiro, in certi pensieri, in certi atteggiamenti. Ci sono stati dei momenti in cui leggere certe cose scritte su carta mi ha fatto quasi paura, perché per certi versi mi vedevo riflesso in quei pensieri, in quelle azioni. E poi i temi affrontati, un momento della vita che ho vissuto da poco (o che sto ancora vivendo :P), la storia di Soichiro e Yukino, tutti aspetti che mi hanno fatto appassionare a queste pagine. E' stato così anche per altre opere... E' stato così per Dawson's Creek: all'epoca in cui lo guadavo per le prime volte quei personaggi a cui ero affezionato affrontavano le stesse mie problematiche, gli stessi miei cambiamenti, gli stessi miei bisogni. E mi sembrava quasi che potessero essere amici con cui discuterne, con cui affrontarli insieme (spero che si capisca il senso e che non mi si prenda per pazzo :P). Credo che certi ricordi, certe sensazioni, certi momenti legati a quel telefilm mi siano rimasti dentro, in un modo o nell'altro, facciano parte della persona che sono oggi, e perciò ci rimarrò sempre legato.
Ce ne sarebbero altri di esempi, anche se mi sono dilungato abbastanza. E' strano come ci si possa affezionare a dei personaggi di finzione, come si possa finire per appassionarsi ai loro destini, ai loro problemi, alle loro gioie e ai loro dolori.
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