Ormai lo sapete, questo blog lo aggiorno solo raramente.. Ma il 9 Novembre, lunedì, è stato festeggiato il ventennale di un evento che ha segnato la storia moderna, e senza il quale oggi probabilmente staremo parlando (e vivendo) di un mondo completamente diverso da quello odierno: la caduta del muro di Berlino, che segna la fine della Guerra Fredda e uno degli eventi che ha cancellato la Cortina di Ferro.
Ho un'età, 27 anni, per la quale la caduta del muro non rappresenta che uno sfocato ricordo, una notizia appena sentita, senza essere riusciti a viverla, a capire cosa questa ha rappresentato... Ma oggi, a 20 anni di distanza, leggere le testimonianze e sentire i racconti di persone che quel momento lo hanno visto a pieno, ci si rende conto di cosa ha rappresentato, di come alle soglie degli anni novanta fossimo ancora lontani da cose che oggi diamo per scontate.
Il muro fu eretto nei primi anni sessanta.. In una notte la DDR decise di tirare su il muro per separare la germania dell'est dall'occidente e dal capitalismo, e per impedire l'esodo e la fuga di migliaia di tedeschi che volevano spostarsi verso il ricco occidente (ufficialmente la "Barriera di protezione antifascista"). Da un giorno all'altro persone abituate a vedersi tutti i giorni, che vivevano a contatto l'uno con l'altro, si sono trovate separate da un muro impossibile da attraversare... Persone che si vedevano tutti i giorni a lavoro, in strada, sulla metropolitana e sul tram, si sono trovati in due nazioni diverse, senza poter più comunicare...
Dopo i primi tempi, sotto l'influenza e la repressione sovietica, il muro è diventato sempre più imponente e inaccessibile, con torri di guardia e soldati sui camminamenti, e pochissime possibilità di attraversarlo, solo temporaneamente e grazie a permessi speciali.
Molte persone hanno tentato di attraversare il muro, qualcuno ce l'ha fatta, mentre altri sono morti nel tentativo, uccisi dai soldati della DDR e lasciati morire dissanguati di fronte alle tv occidentali.. Se si pensa che sono passati solo 20 anni vengono i brividi!!!
E ancora oggi l'integrazione non è completa.. Ma 20 anni fa era impressionante: mi diceva un collega che nel 90 è andato a Berlino in vacanza, e si vedevano paesi che sembravano rimasti agli anni 50, tutti grigi, senza nessuna insegna, senza negozi né divertimenti.
La caduta del muro ha fatto di Berlino una delle città più vive dell'intera Europa, piena di giovani, di movimento, arte e libertà d'espressione... Ed è proprio la libertà la parola chiave: non dobbiamo mai dimenticare che la libertà e l'unità non sono cose scontate, che moltissime persone hanno lottato e sofferto per raggiungerla, per ottenerla, sono morte sfidando chi gliela negava.
A volte noi giovani dobbiamo ricordarci di certi eventi, leggere e rivivere i racconti di chi è più vecchio di noi, e non dare troppo per scontato il mondo in cui viviamo...
martedì, novembre 10, 2009
lunedì, settembre 14, 2009
Un anno dopo!
E' tantissimo che non pubblico un nuovo post, ma oggi mi trovo a commentare il primo anniversario di un evento che, volente o nolente, ha segnato la nostra storia moderna. Un anno fa le televisioni trasmettevano le immagini dei dipendenti di una delle più grandi banche d'affari americane, Lehman Brothers, che uscivano in gruppo dai loro uffici, con in mano degli scaatoloni colmi di roba accumulata negli anni... Senza entrare in discussione sulla differenza tra il modello europeo e quello americano, che concede opportunità ad ogni passo, ma che è capace di toglierti tutto da un giorno a un altro, quell'evento ha segnato un punto importante nella nostra storia recente, è l'evento simbolo di una crisi finanziaria globale che ha toccato, bene o male, tutti! I dipendenti della società si sono ritrovati senza lavoro da un giorno ad un altro, gli azionisti grandi e piccoli hanno visto trasformare i loro titoli in carta straccia all'apertura della borsa, e i 150 miliardi di debito obbligazionario sono ancora lì che aspettano di essere rimborsati ai creditori.
E intanto ci si chiede se sia stato giusto lasciar fallire un colosso come Lehman, se non si siano sottovalutate le conseguenze, se il punirne uno per educarne cento non sia stato un errore. perché prima di Lehman sono state salvate Fannie Mae e le grosse case di mutui, o i colossi assicurativi (AIG in testa) e dopo Lehman sono state salvate tutti i grossi gruppi bancari del paese (Citigroup e Merryl lynch in testa, quest'ultima inglobata da Bank of America) e del resto del mondo (penso a RBS, ad esempio, ma come questa moltissimi altri). E ci si chiede se alla fine i poveri investitori e i poveri dipendenti di Lehman non siano solo stati più sfortunati di altri, che allo stesso modo hanno rischiato la bancarotta. Si è temuto il collasso del sistema, che non c'è stato anche grazie ai continui salvataggi e all'impegno dei governi,e alla crisi che stiamo pagando tutti, in un modo o nell'altro.
E oggi, a un anno di distanza, cosa possiamo dire di Lehman? Le borse, dai minimi di marzo, sono tornate prepotentemente a crescere.. Gli stipendi dei manager (ricordiamo che la guida di Lehman Brothers, Richard Fuld, guadagnava più di 60 milioni di $ l'anno, quando ha portato la sua azienda alla bancarotta. Le banche hanno presentato bilanci in attivo anche grazie ai cambiamenti delle regole di bilancio fatte dai governi, e iniziano a reinvestire in titoli che, se non sono tossici, possiamo dire almento "complessi". Le banche hanno stretto il credito alle imprese e ai cittadini, aumentando gli spread nonostante i tassi molto bassi, e quasi tutte le aziende stanno collocando sul mercato, ormai drogato di liquidità, dei bond a tassi concorrenziali per miliardi di euro, mentre i bot a tre mesi ormai hanno rendimenti negativi, e i tassi in Svezia sono sotto allo zero (in pratica le banche perdono soldi, se li lasciano depositati presso la banca centrale).
Quindi è cambiato tutto o non è cambiato niente?? l'impressione (personale, si intende) è che questa crisi sia una crisi che non trova riscontro in crisi precedenti, è la prima vera crisi globale in senso lato, in cui è fallito un colosso della finanza e in cui poi si è lottato e combattuto per non far crollare il sistema finanziario stesso, a ragione o a torto... Ma quello che non si è capito è che se non cambiano le regole la natura stessa di questo sistema finanziario rischia di farci precipitare in una nuova crisi, e stavolta il botto potrebbe essere tale da non riuscire a fermare la deflagrazione.
Speriamo di non farsi troppo male..
E intanto ci si chiede se sia stato giusto lasciar fallire un colosso come Lehman, se non si siano sottovalutate le conseguenze, se il punirne uno per educarne cento non sia stato un errore. perché prima di Lehman sono state salvate Fannie Mae e le grosse case di mutui, o i colossi assicurativi (AIG in testa) e dopo Lehman sono state salvate tutti i grossi gruppi bancari del paese (Citigroup e Merryl lynch in testa, quest'ultima inglobata da Bank of America) e del resto del mondo (penso a RBS, ad esempio, ma come questa moltissimi altri). E ci si chiede se alla fine i poveri investitori e i poveri dipendenti di Lehman non siano solo stati più sfortunati di altri, che allo stesso modo hanno rischiato la bancarotta. Si è temuto il collasso del sistema, che non c'è stato anche grazie ai continui salvataggi e all'impegno dei governi,e alla crisi che stiamo pagando tutti, in un modo o nell'altro.
E oggi, a un anno di distanza, cosa possiamo dire di Lehman? Le borse, dai minimi di marzo, sono tornate prepotentemente a crescere.. Gli stipendi dei manager (ricordiamo che la guida di Lehman Brothers, Richard Fuld, guadagnava più di 60 milioni di $ l'anno, quando ha portato la sua azienda alla bancarotta. Le banche hanno presentato bilanci in attivo anche grazie ai cambiamenti delle regole di bilancio fatte dai governi, e iniziano a reinvestire in titoli che, se non sono tossici, possiamo dire almento "complessi". Le banche hanno stretto il credito alle imprese e ai cittadini, aumentando gli spread nonostante i tassi molto bassi, e quasi tutte le aziende stanno collocando sul mercato, ormai drogato di liquidità, dei bond a tassi concorrenziali per miliardi di euro, mentre i bot a tre mesi ormai hanno rendimenti negativi, e i tassi in Svezia sono sotto allo zero (in pratica le banche perdono soldi, se li lasciano depositati presso la banca centrale).
Quindi è cambiato tutto o non è cambiato niente?? l'impressione (personale, si intende) è che questa crisi sia una crisi che non trova riscontro in crisi precedenti, è la prima vera crisi globale in senso lato, in cui è fallito un colosso della finanza e in cui poi si è lottato e combattuto per non far crollare il sistema finanziario stesso, a ragione o a torto... Ma quello che non si è capito è che se non cambiano le regole la natura stessa di questo sistema finanziario rischia di farci precipitare in una nuova crisi, e stavolta il botto potrebbe essere tale da non riuscire a fermare la deflagrazione.
Speriamo di non farsi troppo male..
giovedì, luglio 24, 2008
Addio a un amico

E' moltissimo che non scrivo su questo blog, sono passati mesi ormai dal mio ultimo post, e devo dire che ho pensato più volte di chiuderlo. In questi tempi non ho granché da scrivere, non ho lo stimolo di mettere i miei pensieri nero su bianco. La scrittura è così, te la devi sentire, non serve a niente imporsi di scrivere qualcosa ogni giorno, un pensiero o una riflessione. E' giusto solo scrivere quello che ci si sente, quando ci si sente.
E oggi ho sentito il bisogno di scrivere, per salutare un amico che in questi due anni ha fatto parte della mia vita. Ricordo quando, tanti mesi fa, andammo alla ricerca di questa piccola creatura, come gli ho costruito la gabbietta e comprato cibo e accessori ben prima di trovarlo. E come la commessa ce lo fece scegliere, e io vidi quella piccola pallina di pelo un po' addormentata e molto tranquilla... E poi il viaggio in macchina, con Parmi piccolo e spaventato in una scatolina di plastica. Era spelacchiato, poverino, e molto nervoso.
I primi giorni furono difficili, non so se per il cambiamento di clima o per altro. E ricordo che tutti mi dicevano che lo avevo da pochissimo, e che se fosse morto ne avrei preso un altro.. Ma per me non era così, era lui il mio nuovo piccolo amico. Non era una cosa che poteva essere sostituita, era una piccola creatura di cui prendersi cura ^_^
Mi ricordo che gli mettevo l'acqua vicino, gliela facevo leccare dal mio dito per paura che non bevesse, e gli mettevo vicino ogni genere di cibo
, per cercare qualcosa che volesse mangiare, visto che sembrava non avere appetito. Alla fine trovai delle palline di semi e miele che gli piacevano, e pian piano, mangiando, iniziò a riprendersi. E come quasi tutti gli essere che patiscono la fame da piccoli, si è rifatto con gli interessi, il ciccione^_^
Se ci ripenso mi sembra ieri!!! Le serate passate a pulirgli la gabbia, o a tirarlo fuori e farlo passeggiare per la cucina, per la sala, o a metterlo dentro la ruota che l'Ele gli aveva comprato a Viareggio. Ogni volta che in frigo vedevo frutta, verdura, formaggio o altro, pensavo di dargliene un pezzetto, che gli potesse piacere, e glielo portavo su :)
E la sera, prima di andare a letto, gli davo da mangiare, lo prendevo in braccio, lo coccolavo. Lo accarezzavo sulla pancia e sulla testolina! Gli ho voluto tanto bene!!
In questi giorni in molti mi hanno detto che con questi animaletti è così, che si sa che la loro vita non è molto lunga, e che ci si affeziona e poi si è costretti a lasciarli, che è meglio non prenderli. Io però non sono d'accordo: quello che ti danno gli animali vale sicuramente la pena di essere vissuto! Il veder crescere una piccola creatura che ti fa compagnia, una piccola palla di pelo che mangia dalle tue mani, si fa accarezzare, gioca e dorme, ti rende le giornate più piacevoli.
E anche se ora sono triste per averlo perso sono davvero felice di averlo avuto, e dei momenti passati insieme.
Addio, Parmi!
Ti ho voluto bene piccolo ciccione!
domenica, febbraio 24, 2008
Uff
A volte vorrei essere diverso! Non so se il discorso ha molto senso, ma mi piacerebbe, ogni tanto, essere una persona più menefreghista, più stronza, riuscire a pensare solo a me stesso, smettere di preoccuparmi di questo o di quello, di chi pensa cosa, di chi può rimanere male per qualcosa, di come la gente vorrebbe che mi comportassi, o di come dovrei comportarmi. Non lo so, è strano. In realtà io non vorrei essere così, anche perché tutte le persone che mi stanno intorno non lo meritano. Non meriterebbero di avere accanto a loro una persona egoista e menefreghista. Però a volte vorrei sapere cosa si prova. Vorrei essere in grado di non essere condizionato da quello che vogliono gli altri, dal volerli accontentare, dal non volerli scontentare. A volte mi sento come se mi comportassi come vogliono gli altri, non come vorrei veramente. Anche se non è una cosa logica, non è che lo faccio razionalmente. A volte nemmeno mi rendo conto se il mio comportamento è effettivamente quello che vorrei/dovrei avere o se invece è quello che ritengo che gli altri vorrebbero da me.. Boh, non lo so, a volte non riesco nemmeno a capire quello che voglio, mi arrabbio per nulla con persone che sicuramente non lo meritano, sono irritabile e nervoso senza alcun motivo, e ci sto davvero male! E non so cosa fare per cambiare...
domenica, novembre 25, 2007
We're that story!
La storia siamo noi! Questo è il titolo di questo blog, il titolo che scelsi ormai più di un anno fa per queste pagine che avrebbero dovuto, in un modo o nell'altro, raccontare la vita e le storie mie e di chi mi circonda...
La storia siamo noi, quindi! E oggi è stato commemorato il 25esimo anniversario della pallavolo Campi, anniversario a cui hanno partecipato moltissime persone, di tutte le età. E vedendo tante persone, salutando tanti amici e tanti conoscenti di vecchia o meno vecchia data, tante persone che hanno attraversato la tua vita, devo dire che l'impressione è stata quella di appartenere in qualche modo alla storia di questa squadra. Vedere le foto e i filmati di quando eravamo piccoli ( o giovani, dirà qualcuno :P), rivedere le vecchie squadre, le vecchie maglie, e soprattutto i vecchi amici (molti dei quali sono amici di oggi) è questo che si sente! Perché la storia di questa squadra siamo anche noi... O meglio: Questa è la nostra storia!
La storia siamo noi, quindi! E oggi è stato commemorato il 25esimo anniversario della pallavolo Campi, anniversario a cui hanno partecipato moltissime persone, di tutte le età. E vedendo tante persone, salutando tanti amici e tanti conoscenti di vecchia o meno vecchia data, tante persone che hanno attraversato la tua vita, devo dire che l'impressione è stata quella di appartenere in qualche modo alla storia di questa squadra. Vedere le foto e i filmati di quando eravamo piccoli ( o giovani, dirà qualcuno :P), rivedere le vecchie squadre, le vecchie maglie, e soprattutto i vecchi amici (molti dei quali sono amici di oggi) è questo che si sente! Perché la storia di questa squadra siamo anche noi... O meglio: Questa è la nostra storia!
lunedì, novembre 19, 2007
Sogni di Rock'n'Roll
Era tantissimo che non mi succedeva... Stai lì, apri un libro quasi per curiosità.. Lo hai comprato, pensi che ti piacerà, ma lo apri solo per dargli un'occhiata, per vedere come inizia e cosa dice. E poi continui a leggerlo. Le parole scorrono, le pagine si susseguono, giri pagine senza nemmeno rendertene conto. Lo divori! Magari sei stanco, e le parole nemmeno si fissano bene in mente, ma mentre le leggi ti lasciano comunque qualcosa... Ed è strano come questo libro non sia una storia avvincente, un thriller, un racconto che non vedi l'ora di sapere come va a finire. Sono le parole, sulla carta, di un cantautore di Correggio, raccontate con un'intervista\conversazione curata da Massimo Cotto, giornalista che non conoscevo, lo ammetto.
E come ho aperto questo libro l'ho divorato, letteralmente, leggendo tutto quello che il Liga aveva da dire. La chiacchierata scorre bene, senza intoppi o forzature, e ci mostra un Luciano cambiato dalle sue esperienze, forse una persona più matura e pacata. Nelle sue parole si legge quello che le sue canzoni comunicano, la sofferenza e il sollievo, il contatto con la morte, la fine di un matrimonio e di un lungo amore, l'inizio di una nuova relazione, la nascita dei figli... La vita!
O come dice lui, le emozioni. Perché è questo, secondo il Liga, che ti spinge a fare canzoni, l'idea di avere qualcosa da dire, da raccontare, e l'emozione che provi nel farlo. E se poi devi spiegare a parole qual è il senso di una canzone, perché hai scritto una determinata strofa, perché in quel momento pensavi qualcosa, allora hai mancato l'obiettivo, perché la canzone si deve spiegare da sola.
Emerge da questa chiacchierata, dicevo, tutto quello che i suoi cd ci hanno raccontato. Ogni album è una fotografia, un'istantanea di quello che era Ligabue a quell'età. E' un cantante atipico, di quelli che sono usciti tardi, diventati famosi tardi... Il suo "Ligabue" è del 1990, esce quando lui ha già 30 anni, troppi se si paragonano ai cantanti di oggi, soprattutto sulla scena internazionale. Ma il Liga emerge e l'album è un successo, nonostante gli arrangiamenti ancora acerbi, e già ci sono tutti gli elementi che lo hanno reso grande: parla di vita vissuta, di sesso ("balliamo sul mondo", in cui il sesso è puro divertimento, metaforizzato con il ballo), d'amore ("Piccola stella senza cielo" resta ancora una delle canzoni d'amore più dolci che siano mai state scritte, a mio parere ^_^), della musica e del Bar ("Sogni di Rock'n'Roll" e "Bar Mario su tutte"). Molto ricorrente il tema del bar: bar come punto di aggregazione, come unione di più elementi caratteristici, il tipico bar di paese, un bar Mario in parte vero e in parte frutto di fantasia. E poi si affaccia il tema della padronanza della propria vita, del pagare i propri errori e i propri sbagli, di viversi la vita per scelta propria ("Ci han concesso solo una vita:
soddisfatti o no qua non rimborsano mai e calendari a chiederci se stiamo prendendo abbastanza, abbastanza. Se per ogni sbaglio avessi mille lire che vecchiaia che passerei"), tema che sarà ripreso più volte ("Questa è la mia vita" su tutte).
Parla a ruota libera il Liga, e racconta dei successi e degli insuccessi suoi e dei suoi personaggi, delle storie di "Lambrusco, Coltelli, Rose e Popcorn", della sessualità libera e non costretta da una morale che la limita ("Libera Nos a Malo"), fino a un futuro in cui questa viene limitata dai vigilantes nel 2123, in cui già Luciano ci anticipa l'idea che sta alla base di "La neve se ne frega", sicuramente ancora molto acerba e non sviluppata, ma già presente come idea di fondo nella mente dell'artista.
Non si nasconde Ligabue, non nasconde i periodi difficili, l'album che lo porta al divorzio con gli Orazero ("Sopravvissuti e Sopravviventi", un titolo che a distanza di anni non sa spiegare), il suo album più cupo in un momento in cui tutto gli gira bene. Il pubblico non lo approva, i concerti si svuotano (ma oggi è da alcuni considerato il suo miglior disco, e fra i 100 che più hanno inciso nella canzone italiana). E qui Liga rivela una vena un po' malinconica, cupa, ma anche una vena ironica e di reazione. Racconta storie che si incrociano, racconti di persone semplici, in difficoltà, o che vivono nonostante tutto, a volte con ironia, a volte con malinconia. Penso a "I duri hanno due cuori", a "La ballerina del carillon" e a "Piccola città eterna". E ci mostra più in dettaglio uno di questi personaggi, un "Walter il Mago" che fa tenerezza per la sua "giacca sbagliata", ma che gli amici "fanno sentire una star", perché i compagni del bar, o le persone che vivono in questo piccolo paese si sentono tutt'uno, si aiutano contro le difficoltà. E ancora ritorna il tema della vita che va vissuta da soli, in cui ci scegliamo il nostro destino, della vita in cui bisogna farcela, anche se non come concetto triste, ma come dato di fatto ("Per ogni giorno caduto dal cielo e capitato bene o male a terra
con la tua guerra che non c'e' chi perde ne' pero' chi vince.
Per ogni amore sbagliato d'un pelo oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino e sei il solo a non spingere." Riporto solo una parte ma tutta "Quando tocca a te" è un piccolo capolavoro, la adoro!). E poi il capolavoro di questo cd, quella "Ho messo via" che non ha bisogno di parole. Quella canzone che la senti e non la commenti, perché ogni commento non aggiunge nulla, anzi, limita l'emozione che ti ha dato.
Dalle difficoltà Luciano si tira su, esce un "A che ora è la fine del mondo" in cui raccoglie vecchie canzoni inedite e le attacca a un singolo aggressivo, quasi rap, producendo un cd che, nonostante non mi piaccia granché, vende e lo risolleva, e lo vede comporre il suo nuovo gruppo: Capitan Fede Poggipollini, Mel Previte, Robbie Sanchez Pellati, Antonio Rigo Righetti.
Ma è il '96 l'anno della consacrazione. Ricordo ancora quando acquistai quel cd con quel bambino in bianco e nero e una corona disegnata in testa, quel "Buon compleanno Elvis!" che ha consacrato il rocker di Correggio a idolo delle folle.
Per molti il suo capolavoro assoluto, per me un ottimo cd, ma con delle perle rare... "Certe Notti" è diventata l'icona dei giovani che girano in macchina in cerca di qualcosa che nemmeno sanno, perché "Certe notti la strada nn conta, quello che conta è sentire che vai". "Seduto in riva al fosso" stride con la caotica vita di tutti i giorni, rimanda a un'adolescenza che il Liga non ha mai dimenticato né rinnegato, una quiete, quella di Correggio, che ha sempre custodito gelosamente. E poi ritorna il tema dell'amore, sviscerato in modo atipico, con " Quella che non sei" e "Viva". E inoltre l'ironica "Hai un momento, Dio", che presenta un tema che Liga ha a cuore, il tema dell'aldilà, il credere in Dio ma non avere fede nella religione, un tema affrontato in modo diverso in "il cielo è vuoto, Il cielo è pieno", e che fa coppia con la splendida e per me incompresa "Chissà se in cielo passao gli Who" di "Fuori come va?". E su tutte una canzone dolce e malinconica, una canzone che ti lascia secco, ti emoziona, ti fa piangere e sorridere, quella "Leggero" che rimane un inno alla vita, nonostante l'atmosfera triste, e un capolavoro della musica italiana.
Poi il Liga parte in un lunghissimo tour con la sua band, e alla fine esce la sua prima raccolta live, "Su e giù da un palco", in cui cerca di trasmettere quello che per lui significa suonare davanti a tante persone, avere qualcosa da dire e essere ascoltato, ma anche il suo bisogno di essere identificato come un individuo ("Abbiamo facce che non conosciamo, ce le mettete voi in faccia pian piano") e di essere ricordato come tale ("Forse qualcuno ci ricorderà non solamente per le canzoni, per le parole o la musica").
E poi un altro capolavoro, la tristissima ma speranzosa "Il giorno di dolore che uno ha", in cui la disperazione (perché "nessuno te lo spiega perché sia successo a te") lascia poi il posto alla speranza, alla voglia di vivere ("quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò, che la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no" "). Un'altra canzone che dà i brividi.
Passa un po' di tempo e il Liga si getta nel suo primo progetto cinematografico, "Radiofreccia", film in parte autobiografico in cui racconta le sfortune di Freccia, le sue difficoltà, in un mondo in continua evoluzione, il suo bisogno di avere qualcosa da dire al mondo. Discorso ben presentato ancora una volta in musica, con la bellissima "Ho perso le parole". Il Liga ne approfitta per comporre una colonna sonora che contiene alcuni tra i suoi pezzi preferiti, dalla "Rebel Rebel" di Bowie, a Lou Reed, a Bruce Cockburn,a Warren Zevon, a Iggy Pop.
Poi esce il singolo "il mio nome è mai più", accompagnato da tante polemiche ma anche da tantissimo sostegno da parte dei fan, al fianco di Jovanotti e Piero Pelù. Il trio LigaJovaPelù va avanti per la sua strada. Ancora un po' e finalmente esce l'attesissimo nuovo album quel Miss Mondo che per alcuni ha deluso le attese, per altri ha entusiasmato. Liga spiega la copertina, in cui Miss Mondo viene ritratta con il pancione... "Una bella donna nel momento della vita in cui è più bella", dice lui ... E l'ironia è che le miss non possono partecipare ai concorsi se sono incinta. Inizia una critica alla società ("baby è un mondo super" e "Miss mondo 99"), ma anche un ritorno al solito spaccato di vita, all'aggrapparsi a una vita da vivere, da godersi nonostante tutto ("La porta dei sogni", "Si viene e si va"). Torna il tema di Dio ("Almeno credo"), e del sesso, nel modo più animalesco che ci sia ("L'odore del sesso").
E poi Liga ricorda che sebbene abbia avuto successo e si ritenga fortunatissimo il culo se l'è comunque fatto, e ai suoi detrattori risponde con "Una vita da mediano", in cui se la prende anche con parte dei giornalisti (come si vede dal video, ironico al punto giusto ^_^). Rimane spazio per "Key è stata qui", canzone dolcissima e che lascia quel non so che di irrisolto, e ci ripresenta una Key che ha avuto a che fare con la droga, come già ce l'aveva presentata il "Leggero" tema ricorrente anche questo (Radiofreccia, ma anche molte canzoni). E infine "Da adesso in poi", in cui Luciano si trova di fronte alla nascita del primo figlio, e gli parla a modo suo, senza imporre, lasciandolo libero di vivere la sua vita dalla nascita, ma avendo sempre qualcuno che veglia su di lui.
E poi si riparte "Da zero a dieci", ancora a parlare di un adolescenza perduta, della crescita dell'individuo, del saper rimanere bambini crescendo e maturando. Il film un successo, così come lo è il primo romanzo, "La neve se ne frega", in cui siamo di fronte a un mondo in cui la vita parte dalla vecchiaia e va verso la giovinezza, verso l'età in cui tutto è perfetto, fino a tornare a una innocente fanciullezza. Non sarà un capolavoro letterario, ma è splendido, leggetelo.
Un po' di inattività e il Liga si ripresenta con una domanda a chi lo segue: "Fuori cme va?". Periodi di cambiamento, un po' di crisi, un po' di affermazione di se, della propria vita ("Nato per me" e "Questa è la mia vita" su tutti, poi "Voglio volere"). Poi i temi sono i soliti, con un disco gradevole ma un po' sottotono a mio parere, pezzi ascoltabili ma che poco aggiungono a quello che il rocker aveva da dire. Ancora un po' ed esce "Giro d'Italia", in cui l'artista ci presenta canzoni acustiche, pezzi rivisti e riarrangiati completamente per i teatri, per nuovi strumenti e nuove sonorità, un esempio della grandezza del musicista oltre che dell'uomo. Che non si stravolge, perché non gli interessa. Che si assomiglia sempre, ma non si ripete mai (quasi :P), che comunica sempre.
E nel 2006 esce un altro capolavoro, l'ultimo e forse il più bello e inatteso, "Nome e Cognome". Un album che non si ripete, in cui emerge una volta di più l'uomo, la persona. Un uomo che ha sofferto, che ha attraversat o una serie di cambiamenti, che in qualche modo ne è uscito.
Il matrimonio finito ci porta al capolavoro "L'Amore conta", con due persone che si rincontrano dopo essersi lasciati, e una dolce, dolcissima malinconia pervade tutto il testo. Una poesia, più che una canzone:
Io e te ne abbiam vista qualcuna - vissuta qualcuna
ed abbiamo capito per bene - il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano va giù
e quel sole vorresti non essere tu
e così hai ripreso a fumare - a darti da fare
è andata come doveva - come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via
l'amore conta - l'amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
l'amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l'amore conta
Si legge un passato e un presente fatto di amori e relazioni, che hanno lasciato qualcosa, o che ti arricchiscono. La consapevolezza che non tutti gli amori finiscono bene, che non sempre le cose vanno come ci si aspetta, ma che tutti gli amori vanno la pena di essere vissuti. Un inno alle donne ("Le donne lo sanno") arricchito da aggettivi che vedono la donna come tutto e il contrario di tutto ("Femmina come la terra, Femmina come la guerra, Femmina come la pace, Femmina come la croce, Femmina come la voce ,Femmina come sai, Femmina come puoi, Femmina come la sorte, Femmina come la morte,Femmina come la vita,Femmina come l’entrata,Femmina come l’uscita,Femmina come le carte,Femmina come sai,Femmina come puoi"). O anche quello che la donna può portarti a fare, perchè la persona che si ama può essere "la malattia e la cura" ("E' più forte di me" è splendida, mostra una disperazione come poche altre canzoni sanno fare, mi viene in mente "Povero me " di De Gregori...) o ancora l'esortazione a vivere ogni relazione "Giorno per GIorno", senza aspettarsi nulla ma godendosi ogni momento. Un pensiero profondo, che vede un Ligabue che si è scontrato con la morte del cugino, che per lui era come un fratello, e a cui scrive una Lettera postuma ("Lettera a G") in cui si vede una speranza per l'aldilà ("fai buon viaggio e poi poi riposa se puoi").
Un ligabue più maturo quindi, intenso, calmo o aggressivo, ma che ha ancora cose da raccontare...
E come ho aperto questo libro l'ho divorato, letteralmente, leggendo tutto quello che il Liga aveva da dire. La chiacchierata scorre bene, senza intoppi o forzature, e ci mostra un Luciano cambiato dalle sue esperienze, forse una persona più matura e pacata. Nelle sue parole si legge quello che le sue canzoni comunicano, la sofferenza e il sollievo, il contatto con la morte, la fine di un matrimonio e di un lungo amore, l'inizio di una nuova relazione, la nascita dei figli... La vita!
O come dice lui, le emozioni. Perché è questo, secondo il Liga, che ti spinge a fare canzoni, l'idea di avere qualcosa da dire, da raccontare, e l'emozione che provi nel farlo. E se poi devi spiegare a parole qual è il senso di una canzone, perché hai scritto una determinata strofa, perché in quel momento pensavi qualcosa, allora hai mancato l'obiettivo, perché la canzone si deve spiegare da sola.
Emerge da questa chiacchierata, dicevo, tutto quello che i suoi cd ci hanno raccontato. Ogni album è una fotografia, un'istantanea di quello che era Ligabue a quell'età. E' un cantante atipico, di quelli che sono usciti tardi, diventati famosi tardi... Il suo "Ligabue" è del 1990, esce quando lui ha già 30 anni, troppi se si paragonano ai cantanti di oggi, soprattutto sulla scena internazionale. Ma il Liga emerge e l'album è un successo, nonostante gli arrangiamenti ancora acerbi, e già ci sono tutti gli elementi che lo hanno reso grande: parla di vita vissuta, di sesso ("balliamo sul mondo", in cui il sesso è puro divertimento, metaforizzato con il ballo), d'amore ("Piccola stella senza cielo" resta ancora una delle canzoni d'amore più dolci che siano mai state scritte, a mio parere ^_^), della musica e del Bar ("Sogni di Rock'n'Roll" e "Bar Mario su tutte"). Molto ricorrente il tema del bar: bar come punto di aggregazione, come unione di più elementi caratteristici, il tipico bar di paese, un bar Mario in parte vero e in parte frutto di fantasia. E poi si affaccia il tema della padronanza della propria vita, del pagare i propri errori e i propri sbagli, di viversi la vita per scelta propria ("Ci han concesso solo una vita:
soddisfatti o no qua non rimborsano mai e calendari a chiederci se stiamo prendendo abbastanza, abbastanza. Se per ogni sbaglio avessi mille lire che vecchiaia che passerei"), tema che sarà ripreso più volte ("Questa è la mia vita" su tutte).
Parla a ruota libera il Liga, e racconta dei successi e degli insuccessi suoi e dei suoi personaggi, delle storie di "Lambrusco, Coltelli, Rose e Popcorn", della sessualità libera e non costretta da una morale che la limita ("Libera Nos a Malo"), fino a un futuro in cui questa viene limitata dai vigilantes nel 2123, in cui già Luciano ci anticipa l'idea che sta alla base di "La neve se ne frega", sicuramente ancora molto acerba e non sviluppata, ma già presente come idea di fondo nella mente dell'artista.
Non si nasconde Ligabue, non nasconde i periodi difficili, l'album che lo porta al divorzio con gli Orazero ("Sopravvissuti e Sopravviventi", un titolo che a distanza di anni non sa spiegare), il suo album più cupo in un momento in cui tutto gli gira bene. Il pubblico non lo approva, i concerti si svuotano (ma oggi è da alcuni considerato il suo miglior disco, e fra i 100 che più hanno inciso nella canzone italiana). E qui Liga rivela una vena un po' malinconica, cupa, ma anche una vena ironica e di reazione. Racconta storie che si incrociano, racconti di persone semplici, in difficoltà, o che vivono nonostante tutto, a volte con ironia, a volte con malinconia. Penso a "I duri hanno due cuori", a "La ballerina del carillon" e a "Piccola città eterna". E ci mostra più in dettaglio uno di questi personaggi, un "Walter il Mago" che fa tenerezza per la sua "giacca sbagliata", ma che gli amici "fanno sentire una star", perché i compagni del bar, o le persone che vivono in questo piccolo paese si sentono tutt'uno, si aiutano contro le difficoltà. E ancora ritorna il tema della vita che va vissuta da soli, in cui ci scegliamo il nostro destino, della vita in cui bisogna farcela, anche se non come concetto triste, ma come dato di fatto ("Per ogni giorno caduto dal cielo e capitato bene o male a terra
con la tua guerra che non c'e' chi perde ne' pero' chi vince.
Per ogni amore sbagliato d'un pelo oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino e sei il solo a non spingere." Riporto solo una parte ma tutta "Quando tocca a te" è un piccolo capolavoro, la adoro!). E poi il capolavoro di questo cd, quella "Ho messo via" che non ha bisogno di parole. Quella canzone che la senti e non la commenti, perché ogni commento non aggiunge nulla, anzi, limita l'emozione che ti ha dato.
Dalle difficoltà Luciano si tira su, esce un "A che ora è la fine del mondo" in cui raccoglie vecchie canzoni inedite e le attacca a un singolo aggressivo, quasi rap, producendo un cd che, nonostante non mi piaccia granché, vende e lo risolleva, e lo vede comporre il suo nuovo gruppo: Capitan Fede Poggipollini, Mel Previte, Robbie Sanchez Pellati, Antonio Rigo Righetti.
Ma è il '96 l'anno della consacrazione. Ricordo ancora quando acquistai quel cd con quel bambino in bianco e nero e una corona disegnata in testa, quel "Buon compleanno Elvis!" che ha consacrato il rocker di Correggio a idolo delle folle.
Per molti il suo capolavoro assoluto, per me un ottimo cd, ma con delle perle rare... "Certe Notti" è diventata l'icona dei giovani che girano in macchina in cerca di qualcosa che nemmeno sanno, perché "Certe notti la strada nn conta, quello che conta è sentire che vai". "Seduto in riva al fosso" stride con la caotica vita di tutti i giorni, rimanda a un'adolescenza che il Liga non ha mai dimenticato né rinnegato, una quiete, quella di Correggio, che ha sempre custodito gelosamente. E poi ritorna il tema dell'amore, sviscerato in modo atipico, con " Quella che non sei" e "Viva". E inoltre l'ironica "Hai un momento, Dio", che presenta un tema che Liga ha a cuore, il tema dell'aldilà, il credere in Dio ma non avere fede nella religione, un tema affrontato in modo diverso in "il cielo è vuoto, Il cielo è pieno", e che fa coppia con la splendida e per me incompresa "Chissà se in cielo passao gli Who" di "Fuori come va?". E su tutte una canzone dolce e malinconica, una canzone che ti lascia secco, ti emoziona, ti fa piangere e sorridere, quella "Leggero" che rimane un inno alla vita, nonostante l'atmosfera triste, e un capolavoro della musica italiana.
Poi il Liga parte in un lunghissimo tour con la sua band, e alla fine esce la sua prima raccolta live, "Su e giù da un palco", in cui cerca di trasmettere quello che per lui significa suonare davanti a tante persone, avere qualcosa da dire e essere ascoltato, ma anche il suo bisogno di essere identificato come un individuo ("Abbiamo facce che non conosciamo, ce le mettete voi in faccia pian piano") e di essere ricordato come tale ("Forse qualcuno ci ricorderà non solamente per le canzoni, per le parole o la musica").
E poi un altro capolavoro, la tristissima ma speranzosa "Il giorno di dolore che uno ha", in cui la disperazione (perché "nessuno te lo spiega perché sia successo a te") lascia poi il posto alla speranza, alla voglia di vivere ("quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò, che la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no" "). Un'altra canzone che dà i brividi.
Passa un po' di tempo e il Liga si getta nel suo primo progetto cinematografico, "Radiofreccia", film in parte autobiografico in cui racconta le sfortune di Freccia, le sue difficoltà, in un mondo in continua evoluzione, il suo bisogno di avere qualcosa da dire al mondo. Discorso ben presentato ancora una volta in musica, con la bellissima "Ho perso le parole". Il Liga ne approfitta per comporre una colonna sonora che contiene alcuni tra i suoi pezzi preferiti, dalla "Rebel Rebel" di Bowie, a Lou Reed, a Bruce Cockburn,a Warren Zevon, a Iggy Pop.
Poi esce il singolo "il mio nome è mai più", accompagnato da tante polemiche ma anche da tantissimo sostegno da parte dei fan, al fianco di Jovanotti e Piero Pelù. Il trio LigaJovaPelù va avanti per la sua strada. Ancora un po' e finalmente esce l'attesissimo nuovo album quel Miss Mondo che per alcuni ha deluso le attese, per altri ha entusiasmato. Liga spiega la copertina, in cui Miss Mondo viene ritratta con il pancione... "Una bella donna nel momento della vita in cui è più bella", dice lui ... E l'ironia è che le miss non possono partecipare ai concorsi se sono incinta. Inizia una critica alla società ("baby è un mondo super" e "Miss mondo 99"), ma anche un ritorno al solito spaccato di vita, all'aggrapparsi a una vita da vivere, da godersi nonostante tutto ("La porta dei sogni", "Si viene e si va"). Torna il tema di Dio ("Almeno credo"), e del sesso, nel modo più animalesco che ci sia ("L'odore del sesso").
E poi Liga ricorda che sebbene abbia avuto successo e si ritenga fortunatissimo il culo se l'è comunque fatto, e ai suoi detrattori risponde con "Una vita da mediano", in cui se la prende anche con parte dei giornalisti (come si vede dal video, ironico al punto giusto ^_^). Rimane spazio per "Key è stata qui", canzone dolcissima e che lascia quel non so che di irrisolto, e ci ripresenta una Key che ha avuto a che fare con la droga, come già ce l'aveva presentata il "Leggero" tema ricorrente anche questo (Radiofreccia, ma anche molte canzoni). E infine "Da adesso in poi", in cui Luciano si trova di fronte alla nascita del primo figlio, e gli parla a modo suo, senza imporre, lasciandolo libero di vivere la sua vita dalla nascita, ma avendo sempre qualcuno che veglia su di lui.
E poi si riparte "Da zero a dieci", ancora a parlare di un adolescenza perduta, della crescita dell'individuo, del saper rimanere bambini crescendo e maturando. Il film un successo, così come lo è il primo romanzo, "La neve se ne frega", in cui siamo di fronte a un mondo in cui la vita parte dalla vecchiaia e va verso la giovinezza, verso l'età in cui tutto è perfetto, fino a tornare a una innocente fanciullezza. Non sarà un capolavoro letterario, ma è splendido, leggetelo.
Un po' di inattività e il Liga si ripresenta con una domanda a chi lo segue: "Fuori cme va?". Periodi di cambiamento, un po' di crisi, un po' di affermazione di se, della propria vita ("Nato per me" e "Questa è la mia vita" su tutti, poi "Voglio volere"). Poi i temi sono i soliti, con un disco gradevole ma un po' sottotono a mio parere, pezzi ascoltabili ma che poco aggiungono a quello che il rocker aveva da dire. Ancora un po' ed esce "Giro d'Italia", in cui l'artista ci presenta canzoni acustiche, pezzi rivisti e riarrangiati completamente per i teatri, per nuovi strumenti e nuove sonorità, un esempio della grandezza del musicista oltre che dell'uomo. Che non si stravolge, perché non gli interessa. Che si assomiglia sempre, ma non si ripete mai (quasi :P), che comunica sempre.
E nel 2006 esce un altro capolavoro, l'ultimo e forse il più bello e inatteso, "Nome e Cognome". Un album che non si ripete, in cui emerge una volta di più l'uomo, la persona. Un uomo che ha sofferto, che ha attraversat o una serie di cambiamenti, che in qualche modo ne è uscito.
Il matrimonio finito ci porta al capolavoro "L'Amore conta", con due persone che si rincontrano dopo essersi lasciati, e una dolce, dolcissima malinconia pervade tutto il testo. Una poesia, più che una canzone:
Io e te ne abbiam vista qualcuna - vissuta qualcuna
ed abbiamo capito per bene - il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano va giù
e quel sole vorresti non essere tu
e così hai ripreso a fumare - a darti da fare
è andata come doveva - come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via
l'amore conta - l'amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
l'amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l'amore conta
Si legge un passato e un presente fatto di amori e relazioni, che hanno lasciato qualcosa, o che ti arricchiscono. La consapevolezza che non tutti gli amori finiscono bene, che non sempre le cose vanno come ci si aspetta, ma che tutti gli amori vanno la pena di essere vissuti. Un inno alle donne ("Le donne lo sanno") arricchito da aggettivi che vedono la donna come tutto e il contrario di tutto ("Femmina come la terra, Femmina come la guerra, Femmina come la pace, Femmina come la croce, Femmina come la voce ,Femmina come sai, Femmina come puoi, Femmina come la sorte, Femmina come la morte,Femmina come la vita,Femmina come l’entrata,Femmina come l’uscita,Femmina come le carte,Femmina come sai,Femmina come puoi"). O anche quello che la donna può portarti a fare, perchè la persona che si ama può essere "la malattia e la cura" ("E' più forte di me" è splendida, mostra una disperazione come poche altre canzoni sanno fare, mi viene in mente "Povero me " di De Gregori...) o ancora l'esortazione a vivere ogni relazione "Giorno per GIorno", senza aspettarsi nulla ma godendosi ogni momento. Un pensiero profondo, che vede un Ligabue che si è scontrato con la morte del cugino, che per lui era come un fratello, e a cui scrive una Lettera postuma ("Lettera a G") in cui si vede una speranza per l'aldilà ("fai buon viaggio e poi poi riposa se puoi").
Un ligabue più maturo quindi, intenso, calmo o aggressivo, ma che ha ancora cose da raccontare...
domenica, novembre 18, 2007
It's my life!
La vita è strana
Non è cattiva ma nemmeno buona
Sicuramente conta la fortuna
E un pizzico di abilità
Il manuale
Ha poche pagine ed è scritto male
Non spiega quali procedure usare
Se ci si trova in difficoltà
Così c’è da improvvisare
Stando attenti a premere
I pulsanti giusti e andare
Dritto senza sbattere
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Bisogna andare
Senza sapere cosa e come fare
Sperando di riuscire ad imparare
Ogni giorno qualcosa in più
Per non sbagliare
O almeno per provare ad imitare
I danni ed evitare il temporale
Fare di necessità virtù
Qualche volta ci si riesce
Qualche volta invece no
L’errore non si capisce
Prima di commetterlo
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
E ci può stare
Qualcosa sarebbe potuto andare
Diversamente senza qualche errore
Magari ragionandoci un po’
Certe parole
Non dette o dette troppo tardi e male
Azioni che ancora fanno soffrire
E come pietre ci pesano
Si poteva fare meglio
Ma anche peggio di così
E se pur con qualche sbaglio
Noi siamo bravissimi
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Dopo essermi ripromesso che avrei scritto più spesso ho subito lasciato passare dei giorni prima di aggiornare il blog, e i miei pochi lettori (sembra meno di 5, ma vi sono affezionato :P) mi dovranno perdonare.
Però oggi ho sentito un discorso che mi ha fatto venir voglia di scrivere. La canzone postata sopra mi è piaciuta dalla prima volta in cui l'ho sentita. E' una canzone che fa riflettere, nonostante il tono allegro e scanzonato...
Ma torniamo al discorso di cui parlavo: si diceva che la vita era come un compito, una sorta di esame scritto in cui, al momento della consegna, non avevi più tempo per cambiare nulla, quello che avevi fatto rimaneva lì, su carta. Nessuno poteva tornare indietro, cambiare qualche parola, correggere qualche errore. Ovviamente c'è chi è riuscito a fare un esame di cui è soddisfatto, chi ha commesso molti errori, chi forse avrebbe potuto fare di più.
E la metafora è per certi versi calzante: ognuno è artefice del proprio destino, dicevano i latini (qualcosa tipo "Faber est quisque fortunae suae", non ricordo bene... io e il latino non andiamo molto d'accordo ultimamente :P); ognuno deve scrivere il proprio compito, il proprio tema, si deve impegnare secondo le sue possibilità a fare il meglio possibile. Ovviamente potrà sbagliare, ma se si sarà impegnato alla fine il risultato lo soddisferà, anche se guardandosi indietro si renderà conto che qualcosa sarebbe potuto essere diverso.
E la vita è un film di cui siamo registi e attori, è un film che può scorrere piatto e sereno, e poi magari avere un'accelerata, il colpo di scena è sempre dietro l'angolo, un film che può sorprenderti, spaventarti, o farti felice. Ma è un film complicato da girare e da recitare, e in cui non sempre è facile seguire e capire la trama, costruirla giorno per giorno.
Questo è un periodo un po' strano della mia vita. Gli anni sono 25, non sono tanti, ma iniziare a lavorare ti proietta comunque in una realtà un po' diversa da quella di uno studente universitario. E' un po' come rendersi conto di essere diventato grande e di essere entrato nel mondo vero. Inoltre sono successe una serie di cose, questioni che fanno riflettere. Che ti fanno chiedere come sarà il futuro, e ripensare al passato. Se si sono fatte scelte giuste, se si sarebbe dovuto fare qualcosa di diverso. Perché quando sei al liceo (e poi all'università) ti immagini mille vite possibili, diversi scenari tutti ugualmente stimolanti, e poi quando ci sei è solo una la vita che devi scegliere di vivere. E ti trovi nella condizione di dover pensare se le scelte che fai ti portano verso il futuro che volevi, ti porteranno a diventare quello che vorrai. Ma il bello e il brutto è che non lo puoi mai sapere nel momento in cui le scelte le fai.
E quindi che dire... La vita va vissuta assaporandola attimo per attimo, cercando di non avere ripensamenti, cercando di non avere rimpianti, agendo sempre come ci si sente... E se qualcosa sarebbe potuto andare meglio di com'è andato vuol dire che sul momento ci sentivamo in modo diverso da come ci sentiamo adesso... E quando si capirà questo pensiero ci si renderà conto che ogni scelta sarà sempre giusta in quanto tale, che non ci saranno errori, perchè avremo fatto quello che in quel momento sentivamo di dover fare.
Che poi non sempre sia facile è un altro discorso :P
PS: avrei voluto parlare anche del Liga in questo post, ma a uno dei miei lettori non interessava ;P E inoltre è già troppo lungo così, rimanderò prossimamente!
"Qua nessuno c'ha il libretto di istruzioni! Credo che ognuno, si faccia il giro, come riesce, a suo modo..."
Non è cattiva ma nemmeno buona
Sicuramente conta la fortuna
E un pizzico di abilità
Il manuale
Ha poche pagine ed è scritto male
Non spiega quali procedure usare
Se ci si trova in difficoltà
Così c’è da improvvisare
Stando attenti a premere
I pulsanti giusti e andare
Dritto senza sbattere
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Bisogna andare
Senza sapere cosa e come fare
Sperando di riuscire ad imparare
Ogni giorno qualcosa in più
Per non sbagliare
O almeno per provare ad imitare
I danni ed evitare il temporale
Fare di necessità virtù
Qualche volta ci si riesce
Qualche volta invece no
L’errore non si capisce
Prima di commetterlo
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
E ci può stare
Qualcosa sarebbe potuto andare
Diversamente senza qualche errore
Magari ragionandoci un po’
Certe parole
Non dette o dette troppo tardi e male
Azioni che ancora fanno soffrire
E come pietre ci pesano
Si poteva fare meglio
Ma anche peggio di così
E se pur con qualche sbaglio
Noi siamo bravissimi
Esserci, esser qui
È già un grande risultato
Esserci, esser qui
Senza avere mai barato
Dopo essermi ripromesso che avrei scritto più spesso ho subito lasciato passare dei giorni prima di aggiornare il blog, e i miei pochi lettori (sembra meno di 5, ma vi sono affezionato :P) mi dovranno perdonare.
Però oggi ho sentito un discorso che mi ha fatto venir voglia di scrivere. La canzone postata sopra mi è piaciuta dalla prima volta in cui l'ho sentita. E' una canzone che fa riflettere, nonostante il tono allegro e scanzonato...
Ma torniamo al discorso di cui parlavo: si diceva che la vita era come un compito, una sorta di esame scritto in cui, al momento della consegna, non avevi più tempo per cambiare nulla, quello che avevi fatto rimaneva lì, su carta. Nessuno poteva tornare indietro, cambiare qualche parola, correggere qualche errore. Ovviamente c'è chi è riuscito a fare un esame di cui è soddisfatto, chi ha commesso molti errori, chi forse avrebbe potuto fare di più.
E la metafora è per certi versi calzante: ognuno è artefice del proprio destino, dicevano i latini (qualcosa tipo "Faber est quisque fortunae suae", non ricordo bene... io e il latino non andiamo molto d'accordo ultimamente :P); ognuno deve scrivere il proprio compito, il proprio tema, si deve impegnare secondo le sue possibilità a fare il meglio possibile. Ovviamente potrà sbagliare, ma se si sarà impegnato alla fine il risultato lo soddisferà, anche se guardandosi indietro si renderà conto che qualcosa sarebbe potuto essere diverso.
E la vita è un film di cui siamo registi e attori, è un film che può scorrere piatto e sereno, e poi magari avere un'accelerata, il colpo di scena è sempre dietro l'angolo, un film che può sorprenderti, spaventarti, o farti felice. Ma è un film complicato da girare e da recitare, e in cui non sempre è facile seguire e capire la trama, costruirla giorno per giorno.
Questo è un periodo un po' strano della mia vita. Gli anni sono 25, non sono tanti, ma iniziare a lavorare ti proietta comunque in una realtà un po' diversa da quella di uno studente universitario. E' un po' come rendersi conto di essere diventato grande e di essere entrato nel mondo vero. Inoltre sono successe una serie di cose, questioni che fanno riflettere. Che ti fanno chiedere come sarà il futuro, e ripensare al passato. Se si sono fatte scelte giuste, se si sarebbe dovuto fare qualcosa di diverso. Perché quando sei al liceo (e poi all'università) ti immagini mille vite possibili, diversi scenari tutti ugualmente stimolanti, e poi quando ci sei è solo una la vita che devi scegliere di vivere. E ti trovi nella condizione di dover pensare se le scelte che fai ti portano verso il futuro che volevi, ti porteranno a diventare quello che vorrai. Ma il bello e il brutto è che non lo puoi mai sapere nel momento in cui le scelte le fai.
E quindi che dire... La vita va vissuta assaporandola attimo per attimo, cercando di non avere ripensamenti, cercando di non avere rimpianti, agendo sempre come ci si sente... E se qualcosa sarebbe potuto andare meglio di com'è andato vuol dire che sul momento ci sentivamo in modo diverso da come ci sentiamo adesso... E quando si capirà questo pensiero ci si renderà conto che ogni scelta sarà sempre giusta in quanto tale, che non ci saranno errori, perchè avremo fatto quello che in quel momento sentivamo di dover fare.
Che poi non sempre sia facile è un altro discorso :P
PS: avrei voluto parlare anche del Liga in questo post, ma a uno dei miei lettori non interessava ;P E inoltre è già troppo lungo così, rimanderò prossimamente!
"Qua nessuno c'ha il libretto di istruzioni! Credo che ognuno, si faccia il giro, come riesce, a suo modo..."
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